“IL DUBBIO”, NOIR DI MATSUMOTO SEICHO

SOLO PROVE INDIZIARIE CONTRO LA MOGLIE CHE DEVE INTASCARE LA POLIZZA ASSICURATIVA DEL MARITO MORTO IN UN INCIDENTE. UN POTENTE NOIR SUI PREGIUDIZI.

di Cristina Marra 11/01/2023
Letto e recensito
adelphi il dubbioReggio Calabria. Per Akitani Moichi cronista del “Quotidiano dello Hokuriku” sembra non esserci alcun dubbio sulla colpevolezza di Onizuka Kumako, accusata di aver provocato l’incidente mortale del marito Shirakawa Fukutaro  per intascare i trecento milioni di Yen della polizza assicurativa.

Demoniaca già nel nome che ricorda quello del diavolo e si addice perfettamente alla immagine di una donna capace di uccidere a sangue freddo inscenando un incidente di auto dal quale lei si salva mentre il coniuge annega, la donna finisce in carcere in attesa della conclusione del processo e si dichiara innocente. Scarse se non inesistenti le possibilità di essere scagionata dall’accusa di omicidio premeditato, l’imputata è già giudicata colpevole dagli articoli di Akitani che la inchiodano a priori nonostante a carico della donna ci siano solo prove indiziarie.

Le sicurezze del giornalista ben presto cedono al dubbio che il verdetto della giuria possa cambiare l’esito del processo che tiene da oltre tre anni Kumako rinchiusa nel carcere di T. Comincia a insinuarsi nella mente dello spregiudicato giornalista il tarlo dell’errore e teme una vendetta della donna in caso di assoluzione.

Questa storia di pregiudizi, di opportunità mancate, di manipolazioni mediatiche e di ipocrisie innesca la trama noir del romanzo scritto dal maestro giapponese Motsumoto Seicho nel 1982 e proposto dalla casa editrice Adelphi che ha già pubblicato quattro opere del Simenon giapponese.

La colpevolezza scontata di una donna senza scrupoli con alle spalle un passato losco e “criminale” che dopo soli sei mesi di matrimonio con un uomo ricco e molto più anziano rimane vedova e erede del patrimonio assicurativo, con Motsumoto Seicho diventa un capolavoro del noir in cui l’indagine investigativa,  condotta dagli avvocati della difesa che man mano lasciano il caso fino a affidarlo a un legale d’ufficio e civilista, Sahara Takukichi, e la scena si rovesciano e si ribaltano. 

Colpevole a prescindere, la donna sembra avere il destino segnato dal suo essere fuori dagli schemi e dagli stereotipi del tempo, spregiudicata e ribelle. Pregiudizio che riguarda anche la categoria degli avvocati d’ufficio, era opinione diffusa che difettassero di empatia verso i loro assistiti, che non si applicassero nello studio dei casi e che pronunciassero le loro arringhe per mero dovere senza alcuno zelo.

L’autore scandaglia i personaggi, scava dentro i loro animi e narra lo svolgersi della vicenda giudiziaria e umana fornendo stralci di controinterrogatori, di dialoghi tra il giornalista e gli avvocati, di riflessioni e timori dei personaggi, rendendo il lettore il vero protagonista.

Chi legge diventa detective di se stesso e si confronta con una realtà sociale che appare sempre attuale e feroce. Tradotto da Gala Maria Follaco, il romanzo viaggia anche nella stagione autunnale giapponese e se inizia quando già si scorgeva la neve fresca sulle cime più alte del massiccio   del Tateyama  si avvia alla conclusione quando nella medesima stagione di quattro anni dopo “sul massiccio del Tateyama la neve andava aumentando a vista d’occhio” e il processo Onizuka  sta per terminare.  

CRISTINA MARRA

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