“CALDO”, IL DEBUTTO ECCELLENTE DI VICTOR JESTIN

INDAGINE SUL MONDO DEGLI ADOLESCENTI E LE SUE PROBLEMATICHE, NEL MICROCOSMO DI UN CAMPEGGIO ESTIVO.

di Cristina Marra 27/05/2021
Letto e recensito
caldo Reggio Calabria. Il microcosmo di un campeggio estivo nelle Landes non è sinonimo soltanto di divertimento e spensieratezza, tra tende, bocce e bungalow si muove una piccola comunità in fermento che ruba ore al sole, viene rapita dalle onde del mare agitato e non è sazia di giornate oziose e sempre uguali.

E’ l’ultimo venerdì di agosto e una canicola eccezionale avvolge luoghi e persone, la musica assordante giunge da dietro le dune di sabbia insieme alle risate e al rumore delle onde e sembra che nulla possa turbare quel divertimento apparente o forzato, cercato o violato, eppure Oscar muore “strangolato dalle corde di un’altalena, come i bambini nei fatti di cronaca. Oscar non era un bambino. A diciassette anni non si muore così, senza farlo apposta. Ci si stringe il collo per provare qualcosa. 
"Forse stava cercando un nuovo modo di godere” un coetaneo assiste ai suoi ultimi secondi vita, immobile, lo guarda “morire senza muovere un dito”.

In questo modo diretto e asciutto inizia “Caldo” del francese Victor Jestin tradotto da Alberto Bracci Testasecca. Un esordio narrativo eccellente che rivela una scrittura matura, scarna ed essenziale, priva di eccessi descrittivi che, con spietatezza e lucidità indaga l’universo degli adolescenti e ne scandaglia sentimenti, pulsazioni, superficialità e leggerezze, obiettivi e sfide contrapponendo la massa a un singolo ragazzo,  Lèonard, che in vacanza con i genitori, il fratello Adrien  la sorellina Alma e il cane Bulle assiste alla morte di Oscar e si confessa ai lettori.

Jestin fa sfogare la voce giovanissima e il cuore tormentato di Lèo che si sente diverso dai coetanei, non è appassionato delle stesse cose, non corre dietro alle ragazze anche se le desidera, è molto legato al suo terranova, eppure aveva lasciato morire Oscar.

Che cosa era scattato nella sua testa che gli aveva impedito di provare a fermarlo o a soccorrerlo? Jestin intesse il logorìo interiore di Lèo con i suoi sogni, la sua colpevolezza al suo amore per Luce. E ancora, la scomparsa di Oscar cosa provocherà in chi resta? In una madre troppo amica, in una fidanzata troppo superficiale, in un gruppo di compagni di bravate?

“Bisognava sbrigarsi a essere felici”, presto sarebbe finito quel caldo asfissiante, “l’alba era passata da un pezzo, il sole aveva attraversato il cielo e stava già scendendo verso il mare, sarebbe caduto dietro l’oceano insieme ai desideri frustrati, alle carezze trattenute e alle parole non dette”. Il piccolo mondo estivo, fuori dal resto del mondo con Jestin diventa un luogo da investigare in cui detective, vittima e colpevole risiedono in un unico personaggio. Incalzante e perturbante, la storia procede facendo emergere falsità e meschinità, stupidità e assurdità che ruotano intorno ai luoghi del divertimento “per forza” e di chi li frequenta. L’indagine dell’autore è corale e se Lèo si addossa colpe e responsabilità, tutti coloro che hanno a che fare con lui diventano piccoli specchi e complici diretti.


Incipit: Oscar è morto perché l’ho guardato morire senza muovere un dito. E’ morto strangolato dalle corde di un’altalena, come i bambini nei fatti di cronaca. Oscar non era un bambino. A diciassette anni non si muore così, senza farlo apposta.

Titolo Caldo
Autore Victor Jestin
Editore e/o
Traduzione  Alberto Bracci Testasecca
Prezzo euro 13,00

Articoli LETTERATURA

Contattaci