SIMONE MIGLIORINI PORTA AL SUCCESSO IL FESTIVAL DI VOLTERRA, MALGRADO TUTTO.

INCONTRO CON IL TENACE IDEATORE DEL FESTIVAL DEL TEATRO ROMANO PROPOSTO QUEST’ANNO IN VERSIONE RIDOTTA, MA SEMPRE CON PROPOSTE DI QUALITÀ.

di Alma Daddario18/08/2020
Le interviste di Alma
festival volterra 2020 resocontoVolterra. Un bilancio molto positivo quello della diciottesima edizione del Festival Internazionale Teatro Romano di Volterra, ideato e fondato da Simone Migliorini, che abbiamo incontrato in occasione della serata conclusiva che ha visto in scena proprio Migliorini con “L’uomo dal fiore in bocca, poesie, novelle e altre pazzie” da Pirandello. Come quest’ultimo, tutti gli spettacoli della rassegna sono stati contrassegnati da una grande presenza di spettatori, e non solo locali.
Sulla crescente attenzione da parte di un pubblico sempre più internazionale, proprio le nuove disposizioni anti Covid-19 hanno reso possibile rilevare la presenza “certificata” di spettatori provenienti dai vari Paesi d’Europa, prevalentemente da: Regno Unito, Belgio, Olanda, Francia, Germania, Spagna.
Il Festival inoltre, proprio durante questa edizione ha reso ufficiale con un grande evento, il suo ingresso e la nuova collaborazione con il progetto “Scaena Mediterranea”, che coinvolge i Teatri antichi di tutto il Mediterraneo.
 
Malgrado le difficoltà dovute al Covid, anche quest'anno sei riuscito a partire con il Festival. Quali sono state le maggiori criticità con cui ti sei dovuto confrontare ?
 
A causa dell’emergenza sanitaria è stato molto difficoltoso realizzare il programma di quest’anno, ma non abbiamo mai smesso di credere nella possibilità di riuscirci. Tra i momenti ed i fatti più importanti ricordo il riposizionamento delle gradinate nella cavea del teatro, che ci hanno permesso di mantenere una capienza adeguata al sito, nonostante le limitazioni dovute alle normative sul distanziamento, ottenendo anche un’ambientazione più suggestiva. Abbiamo avuto tre Prime nazionali, alcune nostre produzioni e coproduzioni, con un grande aumento degli spettatori sia stranieri che residenti a Volterra, che mi fa molto piacere perché soddisfa il desiderio che abbiamo di appartenenza alla nostra comunità. Abbiamo dovuto confrontarci con lo scetticismo generale e purtroppo a dover contare su un budget inferiore rispetto a quello gia esiguo che di solito abbiamo a disposizione, la capienza ridotta dovuta al distanziamento è stata risolta grazie al provvidenziale ritrovamento di gradinate in resina, realizzate per il teatro circa trent’anni fa e che in parte abbiamo potuto posizionare nella cavea, restituendo così al festival tutta la sua capienza originaria. Con queste gradinate abbiamo potuto obbedire a quanto previsto dalla normativa e, appunto, riuscire nonostante il distanziamento a recuperare le sedute necessarie per accogliere circa 200 persone.
 
C'è una linea comune negli spettacoli che vengono proposti dal Festival ?festival volterra 2020 resoconto
 
C’è un grande rispetto per il luogo che ci ospita per questo ospitiamo prevalentemente spettacoli che abbiano un'attinenza con lo scenario archeologico. Reinterpretazioni del classico, anche in forma contemporanea, il Mito e tutto quello che ruota intorno ai nostri archetipi, ma facciamo intrusioni anche con spettacoli più contemporanei e comunque ospitiamo musica, opera, danza, ma cerchiamo sempre di rispettare un buon livello qualitativo e dare spazio anche a quel teatro (musica, danza, etc) “di qualità” non gradito dai grandi circuiti sia estivi che invernali che hanno l’ossessione di fare cassa o di dimostrare l’alto share, che è l’unica cosa che al giorno d’oggi distingue.
 
Oltre agli spettacoli il programma prevede concerti, convegni e presentazioni letterarie. Qual'è l'evento più interessante proposto in questa edizione ?
 
L’edizione di quest’anno è stata ridotta a 10/13 eventi rispetto ai 40/50 degli scorsi anni, abbiamo cercato di spaziare il più possibile, trovandoci di fronte anche a produzioni dell’ultimo momento. La nostra stessa produzione è stata realizzata con 4 sole prove, grazie a un cast di grandi professionisti. Quest’anno tra gli eventi extra abbiamo avuto un importante convegno per la creazione di una rete internazionale di Festival nei teatri antichi del Mediterraneo, di cui ci è stato chiesto di far parte, insieme al Teatro Greco di Siracusa. È un progetto che ci onora perché siamo tra i pochi a rappresentare il nostro Paese ed è complementare alla natura e alle aspirazioni del Festival Internazionale del Teatro Romano, che vuole essere motore culturale e anche di ripresa economica della città e del territorio”.
 
Nelle scorse edizioni del Festival una data speciale è quella riservata alla serata della consegna dei premi “Ombra della sera” alla carriera, alla lirica, alla danza, all'editoria per lo spettacolo. Attualmente la serata non figura nel programma di quest’anno. E' cambiato qualcosa ?
 
Abbiamo dovuto far slittare la data, sempre per il solito problema legato alla situazione economica e al ritardo con il quale abbiamo potuto avere la certezza di fare almeno un minimo di festival. Era impensabile convocare i premiati non sapendo se ci sarebbe stata la possibilità’ di muoversi tra regione e regione, adesso sappiamo che è possibile ma in fase organizzativa anche solo avere le risposte di accettazione era un problema. Se tutto tornerà alla normalità la data è slittata a questo autunno, e la premiazione si terrà all’interno del bellissimo Teatro Persio Flacco.
 
Consulenze d'eccezione accompagnano il percorso artistico del Festival, come quella consolidata del maestro Aurelio Gatti, coreografo e regista, direttore artistico dei Teatri di Pietra, e con l'attore e regista Tato Russo. Considerazioni su questo rapporto di collaborazione ?
 
Il teatro da sempre è “una famiglia” e quando si ha la fortuna di incontrare dei grandi maestri come questi, che ti fanno sentire parte di questa famiglia e loro stessi diventano parte della tua, tutto è più semplice, fluido, bello da condividere, e soprattutto infonde una carica che ti aiuta a superare anche la difficoltà del fare un Festival senza fondi da ben 18 anni. Il sentimento di gratitudine è qualcosa che contempla un distacco, tra noi c’è stima, fiducia e condivisione: abbiamo la stessa idea di teatro e oltre a questo, è nato inevitabilmente un affetto che va al di là di tutto.
 
Progetti futuri ?
 
Mi piacerebbe innanzitutto mettere in sicurezza il Festival da un punto di vista finanziario, perché riesca a ottenere la possibilità anche di stimolare un processo di sviluppo economico locale, e il conseguente incremento demografico. Forse il ritrovamento delle gradinate e la loro installazione potrebbe restituire al teatro una capienza tale da poterci investire, ma senza cadere nei facili appetiti del mercato, se non corrispondono a un tema e a una qualità comprovata, per non creare un Festival fotocopia come ce ne sono tanti nel nostro Paese.
 

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