UN ENRICO MONTESANO CHE EMOZIONA NELLA RIPRESA DELLA STORICA EDIZIONE DEL RUGANTINO

OMAGGIO DI MASSIMO ROMEO PIPARO ALLA MEMORIA DEI PADRI FONDATORI DEL SISTINA: GARINEI E GIOVANNINI

di Salvatore Scirè03/01/2019
Visto e recensito
rugantinoROMA (foto di Antonio Agostini). E alla fine, tutto il pubblico cantò “Roma nun fa la stupida stasera” con Enrico Montesano che ne suggeriva le parole alla platea grazie alla sua mimica incredibile!

Ecco: con questa semplice frase si potrebbe sintetizzare l’emozione diffusa, vissuta da tutti i presenti, che hanno gioito per  il ritorno di Rugantino al Teatro Sistina. E la presenza in platea di Marco e Francesca Giovannini, figli di Sandro, nonchè di Gioia Garinei (nipote di Pietro) non ha fatto che aggiungere solennità all’evento tanto atteso: il ritorno di Garinei & Giovannini nel “loro” teatro.

Bisogna dare atto a Massimo Romeo Piparo, il quale, con questa operazione, ha fatto si che il Sistina rendesse omaggio alla propria storia e onorasse la memoria dei suoi padri fondatori. E per celebrare questo grande ritorno, non ci poteva essere di meglio: Rugantino, un grande classico della romanità, un simbolo del teatro romano, interpretato dal sempre grande Enrico Montesano.rugantino

Non stiamo a raccontare la storia di Rugantino: sarebbe veramente pleonastico. Ci preme invece sottolineare che ci troviamo di fronte a una straordinaria operazione di filologia teatrale, grazie alla scelta cosciente e voluta di riproporre la celeberrima commedia musicale nell’allestimento storico originale del 1978, con le indimenticabili musiche del Maestro Armando Trovajoli e le spettacolari scene e i costumi firmati da Giulio Coltellacci. Non solo, ma seguendo fedelmente l’ultima regia di Pietro Garinei.  L’effetto visivo è quello di vedere una Roma uscita quasi per magia dagli acquerelli di Roesler Franz e resa tridimensionale. Le atmosfere sono quelle tipiche della Roma papalina di inizio Ottocento, con i suoi riti popolari, le sue feste e le sue processioni; insomma, ci troviamo innanzi a un piacevole viaggio a ritroso nel tempo.

Molti sostengono che Rugantino, scritto da Garinei & Giovannini con Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa e in collaborazione con Luigi Magni, sia la più bella commedia musicale della “premiata ditta” G&G. Probabilmente è vero. Sicuramente si tratta di un’opera di grande maturità creativa, in cui traspare e si manifesta il grande amore degli Autori per la città di Roma: infatti avevano il senso della “romanità” fino nel profondo del loro animo (anche se Garinei era nato casualmente a Trieste).

Il cast è semplicemente  perfetto: ovviamente, Enrico Montesano è il mattatore incontrastato della commedia. Ci restituisce un Rugantino sempre impunito e solo un po’ più maturo, dopo 40 anni dal suo debutto al Sistina: allora era un Rugantino poco più che ventenne, scattante e saltellante; ma anche le “maschere” contano gli anni; e se oggi il suo personaggio appare più “vissuto” (ma mica tanto, poi!), contestualmente risulta più profondo, più vero e sempre padrone della situazione, comunque lui stesso affascinato dal suo personaggio e affascinante nel ruolo di “maschera” della romanità. D’altro canto, non poteva che essere così, per un Montesano, “monticiano” di famiglia, e cresciuto all’ombra del Pantheon, per l’esattezza a Piazza Capranica!

Serena Autieri ci regala una Rosetta meravigliosa, addirittura strepitosa nell’interpretazione di ‘Na botta e via! Il bravissimo Antonello Fassari è un Mastro Titta perfetto: popolare e umano,  mentre Edy Angelillo si rivela eccezionale nel ruolo di Eusebia.
Il cast si conferma di alto livello anche nei cosiddetti ruoli minori (che minori non sono, in quanto completano tutto il colore e la pittoricità dell’opera.  Superlativi Giulio Farnese e Brunella Platania nella parte dei Principi Niccolò e Marta Paritelli; tutti bravi indistintamente Marco Rea nel ruolo di Gnecco; Matteo Montalto, il Serenante che esegue una meravigliosa Ciumachella, il promettente Marco Valerio Montesano nei panni di Scariotto;  Alessandro Lanzillotti  lo scattante e comico Bojetto; Roberto Attias nella parte del buffo scultore Thorwaldsen, Gerry Gherardi nella divertente tonaca di Don Fulgenzio, ma anche nei panni del Burinello; Tonino Tosto il solenne Cardinal Severini, e infine Monica Guazzini la divertente Gattara.

Va ricordato che le splendide coreografie sono state ricreate (sempre riprendendole dall’edizione del 1978) da Roberto Croce.

In definitiva, uno spettacolo che non ha bisogno di particolari effetti tecnologici oggi tanto di moda. Uno spettacolo che affonda le sue radici nella più pura e profonda tradizione del teatro vero.

“Pasquale Festa Campanile diceva: amo Rugantino perché ha una onestà di carattere tipica di chi ha fame d"amore, e perché la sua libertà rende possibile ciò che si sogna" .

Sicuro successo per questa operazione culturale e artistica,  fortemente voluta dal direttore artistico del teatro, Massimo Romeo Piparo, che ha curato ogni dettaglio della commedia musicale per antonomasia.

Una commedia musicale che per la prima volta non si conclude con un classico happy end, bensì con un calare di ghigliottina sulla testa di Rugantino, che si sacrifica per amore, che riscatta con il suo sacrificio idealistico una vita fatta di lazzi, dispetti, scherzi, a volte inutili, fini a se stessi, “tanto pe rugà”.
Lo spettacolo da non perdere: sarà come rivivere un pezzo di storia del teatro romano, grazie a un Montesano, che, raccogliendo la sfida del tempo, dimostra di essere ancora l’inimitabile Rugantino, la maschera amata e celebrata da tutti.

 
Fino al  27 gennaio 2019
Teatro Sistina – Via Sistina 129 -  Roma       Info : 06.4200711 - www.ilsistina.it

 

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