"SO CHE UN GIORNO TORNERAI" L’ULTIMO ROMANZO DI LUCA BIANCHINI PER MONDADORI

TORNA LO SCRITTORE TORINESE, SEMPRE A CACCIA DI SENTIMENTI QUESTA VOLTA NELL’ITALIA DEGLI ANNI SESSANTA

di Cristina Marra17/01/2019
Letteratura
LUCA BIANCHINIREGGIO CALABRIA. Mi piace pensare a Luca Bianchini come a un detective dei sentimenti, un indagatore di storie e rapporti umani felici o struggenti che insegue per strada o che incontra per caso e gli chiedono di essere raccontate e investigate nel profondo, e leggo i suoi romanzi con questi occhi, immaginandolo in una città italiana che percorre a piedi per scovare e scoprire le case, le vie, i volti che diventeranno ambientazioni e personaggi.

Anche il suo recente romanzo "So che un giorno tornerai" è un'intensa e intrigante indagine nei cuori di un uomo e una donna che si sono sfiorati per poi allontanarsi in modo drammatico ma senza recidere quel filo rosso del sentimento che unisce per sempre. In uno dei suoi tanti viaggi, Bianchini ha conosciuto la storia che ha voluto romanzare in questo libro, la vicenda di una bambina e di una madre, di una famiglia del nord e una del sud, di un amore mai sopito ma stordito dalla distanza e dalla fuga, di una nascita che cambia il corso della vita della giovane madre Angela e di tutta la coralità dei personaggi che ruota intorno alla sua scelta di maternità.

Il romanzo racconta col sorriso e qualche lacrima uno spaccato dell'Italia degli anni Sessanta, da Trieste  a Santa Severina in Calabria, un'Italia unita da un amore proibito che lascia come frutto una bambina che avrebbe dovuto nascere maschio per essere riconosciuta da un padre che l'abbandona e sceglie di rimanere con la sua famiglia d'origine. La piccola Emma avrebbe dovuto essere quel Giorgio tanto atteso da Pasquale, jeansinaro calabrese che si è arricchito col commercio a Trieste, e Angela bella ventenne che fa la commessa in una pasticceria e sogna di essere come Monica Vitti nel film "La ragazza con la pistola". LUCA BIANCHINI

Emma vivrà la prima infanzia accudita e tirata su dai nonni materni, i Pipan e dagli zii e non conoscerà la madre fuggita dalle sue responsabilità per sposare la "seconda scelta", Ferruccio, e trasferirsi a Bassano del Grappa. Ma lasciare Trieste non significa dimenticare e ben presto il legame del sangue esige incontri e avvicinamenti. Bianchini investiga così i cuori dei suoi personaggi e dei luoghi, quella Trieste ancora nostalgica dell'impero austro ungarico e quella Calabria antica e conservatrice.

A sette anni Emma vorrebbe davvero essere quel maschietto desiderato dalla madre, per averla con sè, godere dei suoi abbracci e crescere in una famiglia che sa di normalità. Emma rivede la madre e si mette sulle tracce di un padre assente ma che non l'ha mai dimenticata. Bianchini racconta con delicatezza e sensibilità i passaggi del cuore, l'alternanza di sensazioni, la difficoltà delle scelte che nascono nei rapporti tra un uomo e una donna e nelle responsabilità di chi fa il genitore. Il ritorno e l'attesa caratterizzano il leit motiv della trama narrativa, accompagnati da una certezza che nasce dal cuore.
 
LA CITAZIONE MEMORABILE: «Alla fine, ognuno di noi si innamora di chi ci guarda per un attimo e poi ci sfugge per sempre»

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