RIAPRONO I TEATRI? MA SOLO PER MATINEES E REPLICHE POMERIDIANE

IL PROSSIMO 27 MARZO, IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DEL TEATRO, POTREBBERO RIAPRIRE I TEATRI. PRO E CONTRO DI QUESTA IPOTESI.

di Salvatore Scirè28/02/2021
Teatro e Covid -19
covid teatroRoma. Secondo le ultime anticipazioni, e sempre che la situazione non peggiori (e potrebbe peggiorare!),

Ragioniamo un momento, però: alle 22 ci sta il coprifuoco, quindi lo spettacolo deve finire tassativamente alle 21, max 21,15.

Ciò implica che la rappresentazione deve iniziare massimo alle 18,30-19. Se poi dura un’ora, ancora meglio! Però, con il 25% dei potenziali spettatori, che, per far quadrare i conti, dovrebbero pagare un biglietto almeno il doppio, se non il quadruplo!  Per non parlare dei grandi teatri, che mettono in scena spettacoli complessi, come le commedie musicali o i musical; o le opere liriche.

A parte il discorso degli orari, che è tutto da ridere (si potrebbero allestire soltanto matinées o pomeridiane), le menti eccelse che ci governano hanno mai sentito parlare di sostenibilità economica di un progetto? (il ragionamento, in scala, vale a tutti i livelli, dai grandi teatri fino ai teatrini off!)

Giustamente, l’ATIP - Associazione Teatri Italiani Privati, nella persona del suo Presidente Massimo Romeo Piparo, ha preso carta e penna e ha scritto al Ministro Franceschini, per ribadire l’impossibilità, per il settore Privato dello Spettacolo dal Vivo, di ipotizzare una riapertura delle sale da qui a 30 giorni senza la certezza di un sostegno economico e operativo.

Senza considerare il fatto che uno spettacolo complesso richiede almeno due mesi di prove, ammesso che testi, musiche, cast, regia etc. siano già pronti, in rampa di lancio. E se per caso la singola regione passa da gialla ad arancione? Si riferma tutto? Almeno così si suppone.

L’ATIP,  anche in considerazione di un’emergenza sanitaria non ancora superata, ha opportunamente sottolineato anche la necessità di valutare le obiettive difficoltà delle Aziende Private produttrici e organizzatrici degli Spettacoli dal vivo, che operano rischiando in proprio e senza il sostegno di significative risorse Statali: il clima di incertezza, l’assenza di un protocollo sanitario specifico e collaudato per i lavoratori del palcoscenico, le restrizioni ancora presenti e la riduzione delle capienze impediscono di fatto di poter tornare a lavorare in sicurezza nei teatri.

Nella stessa lettera, l’ATIP coglie l’occasione per proporre al Ministro di usare la simbolica Giornata Mondiale del Teatro del 27 Marzo “per un momento di confronto con l’intero comparto dello spettacolo dal vivo, delle Istituzioni e della Politica, della Cultura, della Stampa; per definire tutti insieme i parametri e la tabella di marcia per una organizzata, strutturata e ponderata apertura delle nostre attività”.

Tutto sommato, basterebbe un po’ di buon senso, per fare un minimo di chiarezza. Ad esempio legando la riapertura al raggiungimento di una percentuale X di popolazione vaccinata (a prescindere dalla problematica della disponibilità di farmaci, ovviamente). E’ solo un’ipotesi, tutta da valutare, da elaborare; magari non funziona, ma è dettata dal buon senso. Merce rara, in questo nostro Paese. Purtroppo!

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