PRESA A PUGNI IN FACCIA LA VERITÀ SUL CASO MORO, NEL PROGRAMMA DI ANDREA PURGATORI SU LA 7

Ancora una volta occasione mancata per raccontare alle giovani generazioni cos’è accaduto veramente quel 16 marzo di 40 anni fa a via Fani a Roma

di Vito Bruschini13/03/2018
Caso Moro
Caso MoroROMA. Chi ha avuto la pazienza di vedere (oltre due ore di trasmissione) la prima puntata della ricostruzione da parte di Andrea Purgatori del sequestro Moro, ieri sera 12 marzo 2018 in prima serata sulla 7, si sarà sicuramente indignato per un racconto ancora una volta falsato e incompleto dell’evento che ha segnato la storia del nostro Paese.

Purgatori ha lasciato parlare quattro dei brigatisti che presero parte alla strage della scorta del Presidente democristiano e al suo sequestro. Li ha lasciati parlare senza alcun intervento critico o di obiezione da parte sua (Enzo Biagi quanti ci manchi!). E loro, con sorrisetti melliflui, ci hanno raccontato della loro scalata «per la conquista del potere», e del loro «voler ridare la gioia al mondo e alla politica fino a quel momento grigia e deprimente». Ma si possono far dire queste cose in televisione?

Poi uno di loro, Raffaele Fiore ricorda che fino a quel momento non erano stati dei grandi pistoleri, «avevamo sparato poco», «nessuno era abile a sparare». Raffaele Fiore sostiene che prima dell’attacco «eravamo andati al mare o sui monti, non ricordo bene, a sparare un raffica, così tanto per capire come il mitra si muoveva tra le mani». Roba da far venire i brividi a starli a sentire.

Insomma ancora una volta viene lasciata la possibilità a questi quattro individui (nel documentario compaiono Mario Moretti, Prospero Gallinari, defunto nel 2013, Valerio Morucci e Raffaele Fiore) di raccontare una loro verità. Una verità che ben cinque processi e sette commissioni parlamentari non sono riusciti a definire. Naturalmente i ragazzi prenderanno per buona la ricostruzione fornita dalla trasmissione. Sicuramente un pessimo servizio fatto dalla televisione che vede un attento direttore come Enrico Mentana a capo dei servizi giornalistici.

L’indignazione è poca cosa quando sentiamo dire nelle interviste di questi ex-professionisti del terrorismo: «Ci siamo meravigliati della scarsa reazione della scorta». Sull’asfalto tra i corpi dei poliziotti e dei due carabinieri (quattro morirono a via Fani e il quinto dopo l’arrivo in ospedale) furono contati 93 bossoli. E per fortuna che abbiamo sentito dichiarare a Raffaele Fiore che «non erano dei grandi pistoleri».

L’Autore del programma non confuta neppure una loro parola (magari nella seconda puntata accadrà il miracolo). Quindi gli spettatori non vengono informati della presenza di un’Honda di grossa cilindrata con due individui a bordo che, armati di mitraglietta skorpion, sparano contro un ingegnere, Alessandro Marini, che aveva avuto la sfortuna di trovarsi con il motorino sulla scena dell’aggressione.Via Fani

Nessuno informa gli spettatori che Valerio Morucci e Mario Moretti hanno sempre sostenuto che i brigatisti presenti all’attacco erano nove. Mentre i testimoni raccontano di undici terroristi in azione, oltre i due sull’Honda.

Anche la loro dichiarazione riguardo la morte dello statista è falsa. Recenti perizie dei Ris li hanno smentiti: Moro non è stato ucciso coricato nel portabagagli, com’è stato ritrovato nella Renault rossa e come loro hanno sempre sostenuto, bensì lo hanno ammazzato mentre era seduto, guardando negli occhi il suo assassino.

Ancora una volta la verità è stata presa a pugni in faccia. Una televisione (La 7) che si proclama indipendente, non ha avuto il coraggio di raccontare quello che è davvero accaduto quel 16 marzo 1978. Ma quel che è peggio è che lo ha lasciato fare a quattro assassini, senza confutare mai una sola loro parola. Oggi i quattro, che hanno sulla coscienza la responsabilità della morte violenta di sei uomini, si godono la semilibertà ormai da oltre vent’anni e (a parte Gallinari morto cinque anni fa) continuano a rilasciare dichiarazioni senza essere contraddetti.

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