MIRKO ZILAHY "COSÌ CRUDELE È LA FINE", CONCLUDE LA TRILOGIA DEGLI SPETTRI

LUCE E OSCURITA', SPAZI CLAUSTROFOBICI E LUOGHI APERTI NEL NUOVO THRILLER DELL'AUTORE ROMANO

di Cristina Marra30/05/2018
Letto e recensito
MIRKOReggio Calabria. Il tema dell'identità conclude la trilogia degli spettri di Mirko Zilahy, dopo la giustizia e la realtà, con "Così crudele è la fine" (Longanesi) lo scrittore giunge all'epilogo della storia del suo commissario Mancini.

Il volto in copertina, un profilo che stavolta racchiude una parte di Roma, una porzione della città eterna al centro dell'indagine letteraria di Zilahy. Le sue strade piu' note, i vicoli nascosti, i parchi inquietanti, i monumenti storici diventati simboli e personaggi, inglobano l'antico e il moderno che lo scrittore legge e interpreta con gli occhi dell'investigatore, il cuore del poeta e lo stile di un narratore raffinato. Il volto nascosto di luoghi e persone, quello piu' oscuro e velato che teme di apparire o che rimane celato inconsciamente deve affrontare il suo riflesso, la sua proiezione rimandata da uno specchio. Chi c'è dietro e dentro quel volto? A quale identità appartiene? E' una condizione di stallo apparente, di fuga da se stessi, di ricerca di sè in altri, di imitazione quella in cui i personaggi del thriller si trovano ad invischiati. In primis Enrico Mancini, commissario e profiler, cacciatore di killer seriali che di identità malate e sofferenti ne ha ricosciute tante nel suo lavoro di immedesimazione con l'omicida ma non riesce a dare forma alla sua.

Teme lo specchio il nuovo killer seriale che sequestra le sue vittime, le rinchiude e seppellisce tra le rovine e i monumeti di Roma, le mutila superficialmente costringendole a sopportare il buio e  trascorrere gli ultimi momenti in una condizione claustrofobica. Ogni personaggio deve far luce nel suo buio, nel suo aspetto piu' nascosto e profondo.

E' la fine, è la resa dei conti che Zilahy racconta in un romanzo che col ritmo asciutto del thriller apre alla coralità e vengono man mano alla luce le identità della squadra di Mancini, dei suoi collaboratori e superiori. MIRKO

Intriso di omaggi letterari di cui lascia traccia tra le righe, come fossero piccoli indizi ben occultati, nella sua indagine attraverso la letteratura è la visionarietà di certa narrativa dell'800 a essere reinterpretata dall'autore, o meglio  utilizzata insieme alla psicoanalisi per investigare i tre temi. Il profiler Enrico Mancini, protagonista in evoluzione, si scopre e si rivela in oltre milleduecento pagine in una sorta di percorso a ritroso di rinascita e di crescita, come se fosse un romanzo di formazione in chiave nera.

Dalle mani coperte e protette dai guanti, al viso celato in parte dalla barba incolta, Mancini offre diverse chiavi di lettura come differente è il modo del profiler di leggere la mente dei killers perchè legato ai suoi mutamenti nell'approcciare il Male.

Come uno spettro che non  riflette la sua immagine allo specchio, i personaggi di questo thriller che trasuda suspense e forti emozioni, temono di vedersi specchiati, di conoscere chi è quel volto o chi era in passato. Niko, personaggio forte che si fa strada  nel romanzo con una forza e una determinazione degne di un randagio solo e privo di identità tranne quella dei suoi ricordi. Il bambino Rom vaga per Roma tra i suoi rifugi instabili e insicuri in cui lascia qualche traccia di sè. Un'identità senza radici che si rifugia in una città che le sue radici le affonda nella Storia.

La casa ricopre un autentico ruolo di personaggio silente e sembra somigliare a chi la abita. Luogo protetto che custodisce i segreti di chi la abita, può diventare un luogo insidioso, una trappola e una prigione.  Tutte le abitazioni diventano luogo di indagine interiore e di ricerca. Il sole e il buio si alternano così come i corsivi all'investigazione in un brillante e acuto gioco narrativo tessuto come una tela da Zilahy.

 Luce e oscurità, spazi claustrofobici e luoghi aperti si susseguono così come la privazione e la demolizione dei punti fermi della sua vita attanagliano Mancini. Tutto viene messo in discussione, amicizie, affetti, infanzia e vecchiaia.

Tanto altro da scrivere e segnalare perchè i romanzi di Zilahy come i Classici sono libri che hai voglia di rileggere e ti trasmettono ogni volta pugni nello stomaco o dolci carezze ma prefersico fermarmi qui e lasciare a chi leggerà il piacere di scoprire altro.   Bravo Zilahy , ad astra per aspera.

L'incipit:  Nel mio mondo non ci sono labbra. Anche se il mio mondo è pieno di voci. Non ci sono occhi. Anche se c'è qualcuno che mi guarda. Nessuno lo abita, il mio mondo. Anche se è pieno di orecchie.

Mirko Zilahy
"Così crudele è la fine"
Longanesi
Euro 18,60

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