MA CHI TUTELA IL TEATRO AMATORIALE?

INTERVISTA A PAOLO MELLUCCI PRESIDENTE DEL CONTEA, IL CONSORZIO DEL TEATRO AMATORIALE

di Salvatore Scirè11/08/2018
Spettacolo dal vivo
intervista compagnie amatorialiROMA. Di recente (GlobalPress del 18.7.2018) abbiamo parlato del F.U.S. (Fondo Unico dello Spettacolo), e di come siano stati distribuiti i fondi del medesimo.... All’italiana, ovviamente! Ovverosia agli amici degli amici!

E così dopo aver denunciato le storture e le ingiustizie perpetrate da una frettolosa commissione ministeriale, siamo stati contattati da un amico, regista nonché presidente della CON.TE.A. (Consorzio del Teatro Amatoriale), il quale ci ha posto un semplice quesito: “Ma a noi, chi ci tutela? Chi ci aiuta?”. Domanda assai pertinente. Infatti,  il teatro amatoriale rappresenta una grossa fetta della realtà artistica italiana.

Attenzione, però: va fatto un distinguo indispensabile. Parliamo di teatro che viene fatto per mera passione e non per soldi: nel senso che chi opera in questo settore non vive e non vuole vivere di teatro. Ciò non toglie che il livello artistico molto spesso possa essere equiparato a quello professionale. Poi, ci sono anche le piccole compagnie “parrocchiali” (è solo un modo di dire), composte da personaggi volenterosi ma di livello sicuramente più basso.

Nel complesso, però, tutto il settore amatoriale muove gente, crea pubblico, che si appassiona al teatro e magari poi va a vedere i nomi importanti nei grandi teatri.
Spesso e volentieri si creano delle osmosi: giovani attori si fanno le ossa nelle compagnie amatoriali di livello per poi spiccare il volo verso mete più ambite, ovvero professionisti accettano di entrare in una compagnia amatoriale evoluta per amicizia o per passione, ben sapendo che non sfigureranno. Insomma, si tratta di una realtà che va sicuramente apprezzata e rispettata.
 
Abbiamo così incontrato Paolo Mellucci, che della CON.TE.A. è promotore e presidente.

D: Paolo Mellucci,  Presidente e fondatore di CON.TE.A.   Ci spieghi meglio?
R: Consorzio Teatro Amatoriale
 
D: E quali sono gli scopi che si prefigge il consorzio?
R: Sono molto semplici: l’intento è quello di fare rete nell’ambito del teatro amatoriale. All’interno di CON.TE.A., infatti, ci sono già 15 compagnie, l’iscrizione è del tutto gratuita, quindi non come UILT o FITA, che peraltro hanno altre finalità e danno dei servizi che noi non diamo. Abbiamo creato CON.TE.A., per poter avere voce con gli enti istituzionali, perchè l’unione fa il teatro: unirsi insieme significa andare in un teatro e contrattare il prezzo di favore, a fronte di una stagione completa che viene assicurata dalle 15 compagnie amatoriali. L’altro è un sogno, quello della creazione della casa del teatro amatoriale, ovverosia un luogo dove le compagnie amatoriali possano ritrovarsi, fare le prove, e addirittura realizzare le loro scene, sempre sotto l’egida che è rappresentata dalla passione, quella passione che ci spinge, senza alcun intento economico, a differenza delle compagnie professionali: viaggiamo su due linee parallele, ma tutti facciamo teatro, anche se con scopi e finalità diverse. Le compagnie professionali hanno scelto di farlo per lavoro, noi abbiamo scelto di farlo per passione. Questo non  significa che l’impegno e la qualità del prodotto sono diversi, rispetto a una compagnia composta di soli professionisti. Parlo di compagnie amatoriali – mi si passi il termine – con la A maiuscola,  di livello “professionale”, appunto, dove gravitano attori con un’esperienza anche trentennale,  ma dove possono fare esperienza anche i giovani attori che escono dalle accademie di recitazione e che poi hanno bisogno di calcare il palcoscenico. Voglio ribadire che il concetto di “amatorialità” non deve essere scambiato con “scarsezza” o “incompetenza”! Io faccio teatro da 40 anni e non si può dire che non conosca la materia.

D: Vogliamo scendere in qualche dettaglio pratico?
Oggi un teatro medio-piccolo costa dai 300 ai 500 euro al giorno. Le compagnie amatoriali che non hanno sovvenzioni di nessun tipo, non hanno aiuti, nè sponsor, spesso, quando debbono fare i conti, rischiano di registrare molta perdita e poco profitto!  Anche perchè i costi sono grosso modo gli stessi (teatro, Siae, scenografie), con la differenza che una produzione strutturata può godere di sovvenzioni e contributi. Noi, invece, siamo costretti a spingere per portare a teatro più gente possibile, per coprire i costi e magari avere un piccolissimo rimborso spese.
Possiamo dire che CON.TE.A. per il secondo anno consecutivo ha allestito una stagione teatrale, composta da 15 compagnie (a volte anche con scambio di attori); ci siamo appoggiati a un teatro di periferia, un teatro parrocchiale, il San Vigilio, che sta in Via Paolo Di Dono, vicino ai Granai, ma è un teatro che ci ha permesso di avere dei costi molto bassi, per poter intraprendere questa avventura. Nessuna delle istituzioni (Regione, Provincia, Comune) segue più il teatro amatoriale, con le sue necessità, e che invece, risulta essere il volano, il motore della cultura, in una grande città: favorendo spesso il primo approccio del pubblico con il palcoscenico, perchè magari va a vedere il cugino, il collega, l’amico. Una realtà in certi casi ghettizzata o derisa dai professionisti, che a volte non ci vedono di buon occhio, in quanto pensano erroneamente che noi togliamo il pubblico a loro; invece, è esattamente il contrario, siamo noi che spesso e volentieri avviciniamo per la prima volta il pubblico al teatro.
Ma se non succede nulla, noi rischiamo di morire: abbiamo bisogno di attenzione da parte delle istituzioni: attraverso UILT e FITA, abbiamo fatto un censimento e sono circa 25.000 le persone che nel Lazio fanno teatro amatoriale. Pertanto, credo che la Regione e i vari comuni del Lazio e di tutta Italia, devono capire che noi non vogliamo soldi, ma solo avere la possibilità di farci la nostre due commedie annuali, ad esempio, individuando uno spazio a Roma, da dedicare esclusivamente alle compagnie amatoriali, per realizzare una stagione di qualità, anche senza fine di lucro.
E’ giusto avere attenzione per le compagnie professionali (quelle che meritano!), ma bisogna avere attenzione anche per il mondo amatoriale. Oggi, anche nei grandi teatri, capita di assistere a tanti one-man-show (per intuitive ragioni di costi); bene: noi intendiamo il teatro come fatto corale, collettivo. Noi siamo in grado di farlo.  Aiutateci, allora, a trovare uno spazio, dove possiamo andare in scena. La precedente legge regionale sullo spettacolo dal vivo aveva creato un albo delle compagnie amatoriali, alle quali avrebbero elargito dei contributi a pioggia. Solo 25 compagnie da tutto il Lazio si sono iscritte all’albo: un fallimento, e perchè? La norma prevedeva che chi si iscrive all’albo, non può partecipare ad altri tipi di bandi, e così le compagnie che hanno aderito sono rimaste trincerate all’interno... e la cosa non funziona più.
Ricordiamo ancora che le grandi compagnie vanno in scena nei grandi teatri, che hanno già un loro pubblico. Noi, invece, ce lo dobbiamo “portare da casa”!!!!!!!

D: Un invito finale?
www.contea.org:  contattarci significa fare una stagione teatrale a costo zero.!
 
D: Una domanda a Paolo Mellucci regista: a prescindere da CON.TE.A., il prossimo lavoro che vedremo?
R: Al Teatro delle Muse dal 10 al 21 ottobre, con CHI LA FA... LA SPETTINI, una commedia di Sergio Iovane e Mario Moretti: sarà ambientata in un negozio di coiffeur, la cui proprietaria è Angela Melillo, che molti conoscono, mentre il parrucchiere sarà Gabriele Marconi. Nel cast ricordo ancora Valeria Palmacci, che curerà anche le coreografie su musiche originali.
 
Ci vedremo alla prima, allora!   Auguri a Paolo Mellucci
 
 

 

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