“LA CANTATA DEI PASTORI” QUANDO PEPPE BARRA CI FA VOLARE NELLA FANTASIA

STREPITOSO SPETTACOLO SURREALE TRA COMMEDIA, AVANSPETTACOLO, MUSICAL OLTRE OGNI BARRIERA MENTALE

di Salvatore Scirè05/01/2023
Visto e recensito
BARRA Roma. Al Teatro Sala Umberto Peppe Barra ha debuttato con uno spettacolo particolare ed fantasioso, LA CANTATA DEI PASTORI, scritto dallo stesso Barra e da Lamberto Lambertini, che ne ha curato anche la regia.

Si tratta di un lavoro, la cui prima versione risale al 1990 (allora interpretato con Concetta Barra), e che oggi viene riproposto in una nuova versione e con un allestimento importante.

Uno spettacolo a volte surreale, a volte farsesco, a volte addirittura melodrammatico, in cui si mischiano commedia, avanspettacolo, varietà, musical, seguendo una narrazione a volte rapsodica,
in cui i vari quadri o momenti narrati si sovrappongono, si susseguono, spesso senza una logica “classica”, superando ogni genere di barriera, sia essa di tempo o di spazioBARRA

“Immaginate due napoletani, due morti di fame: Razzullo, scrivano in abiti settecenteschi, capitato in Palestina per il censimento voluto dall’Imperatore Romano; e Sarchiapone, suo compaesano, in fuga per i crimini commessi, mentre Giuseppe e la Vergine Maria vagano in cerca di alloggio per far nascere Gesù. Immaginate una tribù di Pastori in attesa del Messia. Immaginate una turba di Diavoli, mandati da Lucifero sulla terra per uccidere la Sacra Coppia, spaventare e torturare in tutti i modi i due disgraziati compagni, che le provano tutte pur di trovare un lavoro che permetta loro di mangiare. Immaginate l’Arcangelo Gabriele, armato come un San Michele, proteggere tutti e ricacciare le Furie nel buio dell’Inferno, permettendo la nascita del Redentore.”

Razzullo, pulcinellesco personaggio, è interpretato magnificamente da Peppe Barra, mentre il ruolo maschile di Sarchiapone lo svolge egregiamente Lalla Esposito

Gli effetti scenici, spesso sagome retroilluminate come il Presepio finale, sono suggestivi nella loro semplicità, che permette allo spettatore di volare in alto, ciascuno con la propria fantasia.

Lo spettacolo vuole mettere al centro la lingua, o meglio il linguaggio: parti declamate in italiano arcaico, seicentesco, si accostano a dialoghi in napoletano stretto, a volte anche problematici da comprendere per quanti non hanno dimestichezza con la lingua di Salvatore Di Giacomo.

Il risultato è “uno spettacolo allo stesso tempo colto e popolare, comico e sacro, profondo e leggero, commovente e divertente, per un pubblico di grandi e piccini.”

Con Peppe Barra e Lalla Esposito, sono in scena – tutti molto bravi, indistintamente – Luca De Lorenzo (Armenzio/Lucifero), Serena De Siena (Benino/Maria), Massimo Masiello (Ruscello/Diavolo Oste), Antonio Romano (Cidonio/Giuseppe) e Rosalba Santoro (gli Arcangeli).

BARRA Suggestive le musiche originali firmate da Giorgio Mellone ed eseguite dal vivo da validissimi musicisti, quali  Pasquale Benincasa (percussioni), Giuseppe Di Colandrea (clarinetto), Agostino Oliviero (violino e mandolino) e Antonio Ottaviano (pianoforte).

Le scene sono di Carlo De Marino, mentre i costumi sono di Annalisa Giacci. Il disegno luci è di Luigi Della Monica, e l’aiuto regia è di Francesco Esposito.

Nel complesso uno spettacolo che all’inizio sembra decollare a fatica, ma che poi spicca il volo, divertendo e trascinando il pubblico, grazie anche al puntuale lavoro di regia di  Lamberto Lambertini. Molto applaudito un garbato omaggio a Eduardo, che in fatto di presepi non è secondo a nessuno!
 
Salvatore Scirè
 
fino al 15 gennaio 2023
Teatro SALA UMBERTO
Via della Mercede, 50 – Roma
Info: 0680687231/ 06.6794753
www.salaumberto.com                                  

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