“LA BASTARDA DI ISTANBUL” TRIONFA AL SALA UMBERTO

UNA SAGA FAMILIARE DOVE LE RADICI SONO PIU’ FORTI DELLE AVVERSITÀ

di Salvatore Scirè03/11/2018
Visto e recensito

La bastarda di istanbulROMA. Al Teatro Sala Umberto, è di nuovo in scena La bastarda di Istanbul, uno spettacolo molto particolare tratto dall’omonimo romanzo di Elif Shafak, nell’adattamento e regia curati da Angelo Savelli.
Spettacolo particolare, dicevamo: una specie di grande saga familiare, che racconta le vicissitudini di una famiglia di Istanbul, i Kazanci, composta al momento da sole donne, ossia la matriarca e quattro figlie adulte, più una nipote ribelle e contestatrice. I figli maschi sono tutti morti prematuramente, come vittime di un destino maledetto. Unico maschio, Mustafà, figlio di una delle quattro sorelle, che si trasferisce negli USA per motivi di studio e che sposerà un’americana, di origini armene: sua figlia Amy, (nata dal primo matrimonio con un armeno) vorrà andare a ricercare le proprie origini ad Istanbul! E sarà ospite proprio della famiglia Kazanci.
Si ritroveranno così relazioni parentali, affetti, rancori, incomprensioni, ma anche radici comuni, illuminando di un barlume di speranza anche il terribile segreto che costituisce la sorpresa finale.La bastarda di istanbul
La speranza di una comune identità e di una riappacificazione verrà proprio dall’avvicinarsi delle giovani Asya (la famosa “bastarda” dal padre ignoto) ed Amy.
Tutta la pièce va avanti prevalentemente a base di monologhi, intervallati da belle scene corali: nei monologhi cui ciascuna attrice racconta un pezzetto della saga, dagli ascendenti fino all’oggi, immergendo il racconto nel fascino dell’allestimento scenografico, basato su efficaci video-scenografie firmate da Giuseppe Ragazzini, che hanno il pregio di rendere quasi cinematografica la narrazione sul palcoscenico.
Una narrazione che alterna momenti drammatici a sprazzi di leggerezza e di ironia; che mette a nudo i rapporti tra i singoli membri della famiglia, ma che tocca di riflesso anche la delicata questione del genocidio degli armeni perpetrato nel 1915 dalla Turchia imperiale ottomana.
Grazie alle video-proiezioni, lo spettatore può passeggiare lungo colorate strade della città, visitare il celebre caffè Kundera, assistere a scene particolari in interni domestici, grazie a due pannelli video mobili.
In altre parole, la bellezza della messa in scena risiede soprattutto nell’allestimento scenico e registico e nella bravura di tutti i componenti del cast. La storia, sicuramente troppo lunga, è forse l’elemento meno incisivo, pur nella sua importanza.
Ma vediamo i singoli personaggi: la madre tradizionalista Gulsum, interpretata da Marcella Ermini, le figlie Banu (Serra Yilmaz), Cevriye (Fiorella Sciarretta), Feride (Monica Bauco, che interpreta il doppio ruolo di Rose, l’americana che sposerà Mustafà), Zeliha (la straordinaria Valentina Chico) , la figlia moderna che non rivelerà mai il padre della figlia Asya, interpretata da Diletta Oculisti. Infine Mustafà è Riccardo Naldini e la sua figliastra Amy è Elisa Vitiello. Tutti veramente bravi e all’altezza del compito.
Uno spettacolo singolare, speciale, che ha sicuramente un suo perchè; che ne spiega l’innegabile successo.
Un lavoro che vale la pena andare a vedere.
 
                                                                                                       
fino all’11 novembre 2018
Teatro SALA UMBERTO
Via della Mercede, 50 – Roma
Info: 0680687231/ 06.6794753
www.salaumberto.com         

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