INTERVISTA A SONIA CUCCULELLI ILLUSTRATRICE DE “IL GRANDE GATSBY”

DIRETTAMENTE DAI RUGGENTI ANNI VENTI, I MISTERI, LE PASSIONI, I CRIMINI DI UN MONDO FALSAMENTO DORATO.

di Cristina Marra14/02/2021
Le interviste di Cristina
grande gatsbyReggio Calabria. Sin dalla copertina sembra di sentirla la musica delle feste da ballo nel salone o nel giardino vista mare della villa di Jay Gatsby, dove orchestre di livello suonano tra gli altri The jazz history of the world di Tostoff per divertire i tanti ospiti della casa del misterioso e schivo proprietario protagonista del romanzo “Il grande Gatsby” di Francis Scott Fitzgerald, tornato da poco in libreria nell’edizione di Neri Pozza Spleen con la traduzione di Alessandro Fabrizi, la postfazione di Tony Tanner e le illustrazioni di Sonia Cucculelli.

Il disegno di copertina con Gatsby rapito dallo sguardo dalla donna che tiene tra le braccia e che ama da sempre, Daisy, racchiude l’essenza di una storia che celebra i ruggenti Anni Venti americani che tra luci, sfarzo, ozio e mondanità nascondono ombre, pregiudizi e crimini.grande gatsby

Un lato oscuro che non risparmia Gatsby, un nuovo ricco su cui circolano pettegolezzi e dicerie e che alle sue feste pareva diventare sempre più impeccabile quanto più cresceva la cameratesca ilarità”. Il fatto che anche chi a questo mondo non aveva trovato granché su cui mettere in giro delle voci mettesse in giro delle voci su di lui era la prova dello straordinario alone romanzesco che lo circondava, e a raccontarlo in prima persona è il suo nuovo vicino di casa, io narrante specchio di Fitzgerald, Nick Carraway.

Giovane di buona e rispettata famiglia del Midwest, Carraway è convinto che con l’estate la vita abbia di nuovo inizio e si trasferisce a West Egg l’ovale meno alla moda della grande aia marina che è long Island e intraprende i primi passi nella Borsa e nella vorticosa vita mondana. Se la sua è una piccola casa di soli ottanta dollari al mese quella a destra era una roba mastodontica, era la villa del ricco Jay Gatsby.

Ne sente parlare per la prima volta a cena dalla cugina Daisy che vive col marito Tom Buchan a East Egg la zona modaiola e di lusso e lo incontra per caso nel chiarore della luna quando balena la sagoma di un gatto e, voltando la testa per guardarlo, vidi che non era solo, a quindici passi da me, dall’ombra della villa del mio vicino era emersa una figura, in piedi con le mani in tasca a contemplare il cielo spruzzato di stelle d’argento. Da quell’incontro inizia il racconto di Carraway coinvolto ben presto nelle feste e nella vita di Gatsby innamorato di sua cugina Daisy e come lui solo in quella agitata oscurità.

grande gatsbySonia Cucculelli coglie mirabilmente i chiaro scuri narrativi dell’autore e li trasforma in illustrazioni sonore per la loro capacità di rendere sia la voce suadente di Daisy che i silenzi opprimenti di Gatsby, quanto i suoni e le musiche testimoni di un’epoca di contraddizioni e falsi miti.

 
Sonia, com'è stato l'approccio con un romanzo cult come Il grande Gatsby, reso famoso anche dalla trasposizione cinematografica?
 
Affascinante e difficile allo stesso tempo. Il Grande Gatsby porta con se un immaginario , quello dei ruggenti anni ’20, ben radicato in ognuno di noi. Quello che ho cercato di fare è di rispettare questa iconografia, cercando però di non cadere nel cliché e di colorarla con una interpretazione più personale. Probabilmente in alcune tavole emerge maggiormente il primo aspetto, mentre in altre mi sono presa qualche libertà in più.
 
Il tuo tratto punta sull'eleganza e sulle figure flessuose, colpiscono le espressioni degli sguardi dei due protagonisti. Jay ha uno sguardo trasognato e innamorato, Daisy più deciso?
 
I personaggi delle mie illustrazioni hanno spesso uno sguardo assorto. Non so bene perché, ma mi accorgo che, tranne alcune eccezioni, quando posso evito di svelare tutta l’emozione del momento, preferisco suggerire un’atmosfera e fermarmi un attimo prima che l’emozione si palesi del tutto.
E il testo di Fitzgerald mi ha permesso di assecondare questo approccio. 
Per me il Grande Gatsby è un libro ambiguo. L'atmosfera è rarefatta, ma pesante. Come se ci fosse un muro di superficialità e disagio. Ma un muro pieno di crepe, dalle quali tenta di emergere la vera natura dei personaggi. Una verità che non trova mai la sua collocazione però. Per questo rimane tutto sospeso e la fine non può che essere tragica.
Jay Gatsby è certamente il personaggio più ambiguo, trattenuto e prorompente allo stesso tempo, il suo sguardo è magnetico e mai totalmente limpido.
Forse il personaggio a cui ho dato uno sguardo più deciso è Jordan Baker, che ho percepito essere quella più assertiva e radicata a terra.
 
Giallo e verde sono i colori dominanti insieme al nero. Mi spieghi la scelta di questi colori e delle loro tonalità?grande gatsby
 
Lavorandoci mi sono affezionata molto a questa palette, anche se non è stato immediato arrivarci. Solitamente lavoro in bianco e nero o con una palette più realistica anche se desaturata. Devo ringraziare Neri Pozza che , sebbene mi abbia lasciato libertà su tutto, mi ha spinta a sperimentare e tentare altre strade. Abbiamo lavorato insieme e questo è il risultato.
Penso che le due dominanti mi abbiano aiutata a descrivere quella doppiezza di cui parlavo prima, che si traduce anche nell'alternarsi di scene notturne e diurne, con da una parte feste e divertimento e dall’altra apatia e afa, sfarzo e ricchezza contro la desolazione della valle delle ceneri. 
 
Nelle tue tavole racconti per immagini anche paesaggi, case, interni, abiti e automobili. Com'è stato il tuo lavoro di ricerca?
 
La prima parte del lavoro è stata di studio, sia del testo che dell’iconografia collegata agli anni ’20.
Ho cercato di scrollarmi di dosso alcuni errori che erano ben radicati nel mio immaginario (penso per esempio a Daisy che le trasposizioni ci hanno sempre raccontato come la ragazza bionda e svampita).
Ho cercato anche di non indugiare eccessivamente su alcuni riferimenti per non rischiare di farmi influenzare troppo, per esempio ho deciso di non rivedere il film con Di Caprio, anche perché volevo dare un’interpretazione più morbida, non cinematografica.
 
L'edizione Neri Pozza si avvale anche della traduzione di Alessandro Fabrizi. il vostro è stato un lavoro autonomo o vi siete confrontati?
 
Con Alessandro Fabrizi abbiamo lavorato parallelamente, purtroppo. Ho avuto solamente dopo la possibilità di scoprire la sua traduzione che ho trovato veramente molto elegante e quasi poetica. Mi è dispiaciuto un po’, ma non si poteva fare altrimenti.
 
C'è una parte del romanzo che preferisci, e quindi anche una tua illustrazione?
 
Forse la storia tra Nick e Jordan. Mi è restata la voglia di saperne di più ed il rammarico di un amore in potenza che non è riuscito a decollare. Forse sono i personaggi che preferisco, quelli che alla fine, in un modo o in un altro, riescono a salvarsi. In questo senso una delle illustrazioni a cui sono più affezionata è proprio il ritratto di Miss Baker nel momento dell’addio a Nick.

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