INTERVISTA A MARIO BRUNO BELSITO, IDEATORE E ORGANIZZATORE DEL PREMIO VALARIOTI- IMPASTATO

IL PREMIO, GIUNTO ALLA SETTIMA EDIZIONE, VUOLE RENDERE OMAGGIO A DUE MARTIRI DELLA MAFIA E A TUTTE LE ANIME RESISTENTI.

di Cristina Marra03/06/2022
Premio ValariotiImpastato
premio impastatoRosarno (Reggio C.). Mario Bruno Belsito ama definirsi un operaio dell’antimafia, calabrese di nascita, vive da trent’anni a Brescia e si dedica in modo inarrestabile alla promozione e all’organizzazione di manifestazioni connesse alla lotta alla criminalità organizzata e al ricordo di coloro che in nome dell’antimafia e della libertà hanno pagato con la vita.

Eventi, iniziative, incontri nelle scuole per promuovere la cultura dell’antimafia sociale e per non dimenticare il sacrificio e la dedizione di figure istituzionali o di esponenti della società civile che hanno lottato e lottano contro il fenomeno sociale chiamato mafia.

Il Mario nazionale è un fiume in piena, un uomo generoso e dal cuore immenso che si porta dentro le bellezze e i dolori della sua terra d’origine e del Sud e non perde occasione per valorizzarli, esorcizzarli o rendere i luoghi violentati dalla criminalità protagonisti di eventi che denunciano e ricordano e che coinvolgono studenti, colleghi, scrittori, artisti e chiunque opera con impegno nel campo dell’antimafia sociale.   

Fiore all’occhiello dell’attività di  Bruno Belsito è il premio Nazionale Valarioti-Impastato, in memoria delle due vittime di mafia, organizzato a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, col patrocinio del Ministero dell’Istruzione, e giunto quest’anno alla settima edizione. L’esempio e il coraggio di Peppino Impastato e Giuseppe Valarioti diventano un riconoscimento assegnato a personalità eccellenti impegnate nella lotta alla criminalità e nella diffusione della cultura della legalità.premio impastato

Sede e fulcro del premio è l’istituto Superiore “R. Piria” di Rosarno magistralmente diretto dalla dirigente Mariarosaria Russo.  L’edizione 2022 si è svolta il 30 maggio e la giuria ha assegnato il premio a Salvo Vitale,  Enzo Ciconte, Elia Minari, Paolo De Chiara,  Antonino De Masi, all’istituto Superiore “Enzo Ferrari” di Val di Susa  e due premi alla memoria dedicati a Francesca Morvillo e Beppe Alfano. La sala stracolma dell’auditorium ha accolto autorità civili militari ed ecclesiastiche.

Da sottolineare la presenza di Luigi de Magistris che, consegnando il premio allo scrittore Salvo Vitale, ha ricordato con commozione il suo incontro con Francesca Morvillo e Giovanni Falcone. Memoria del passato e sguardi verso il futuro, rivolti alle nuove generazioni coinvolte attivamente nell’iniziativa sono le due costanti di  Bruno Belsito.

Mario cominciamo dall’inizio, cosa ti ha spinto da Brescia a Rosarno?

Qualche anno fa ho avuto la fortuna di conoscere la preside del liceo Piria di Rosarno con la quale è nata una bella alchimia che dura nel tempo, abbiamo in comune una lucida follia che ci spinge a organizzare un premio il cui valore è riconosciuto a livello nazionale. Le edizioni sono diventate sempre di più significative e importanti e ci aiutano a conservare la memoria delle vittime di mafia e a dare il giusto riconoscimento a chi opera  nel mondo dell’antimafia sociale.

La settimana edizione del premio è stata un successo, la sala stracolma di giovani e illustri ospiti, cosa ti ha emozionato di più?premio impastato

Ho provato tantissime emozioni quest’anno, la più forte è stata quella che mi ha anche inorgoglito e mi riferisco all’assegnazione del premio alla memoria a  Francesca Morvillo nel trentennale della sua morte. Un premio voluto e dovuto per sottolineare l’importanza di questa donna che era un magistrato ancor prima di essere la moglie di Giovanni Falcone, una figura che è ricordata davvero poco rispetto ai suoi meriti. Un’altra emozione forte è stata quella che ho provato quando Luigi de Magistris con tanta gioia e riconoscenza ha consegnato il premio a Salvo Vitale a sottolineare la grande sensibilità di quest’uomo sempre attivo e ancora legato alla memoria ed alle lotte combattute al fianco di Peppino Impastato.

Sei promotore di grandi iniziative, come ti definiresti?

Resto un operaio dell’antimafia sociale,  un piccolo docente di provincia a cui piace l’idea di essere l’ insegnante di tutti gli studenti d’Italia e non solo di quelli che mi vedono in classe tutti i giorni o degli studenti del Piria di Rosarno che ho adottato sette anni fa.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Assieme a Piera Aiello sto organizzando una tre giorni a Partanna (24/26 luglio) dove oltre che ricordare il trentennale della morte di Rita Atria ci sarà la possibilità di presentare in anteprima nazionale il diario di Rita Atria edito da Bompiani assieme a don Ciotti, Giovanni Impastato, Luigi de Magistris, Salvatore Borsellino e tanti altri avremo il piacere di ricordare il coraggio di questa giovane donna che ha pagato col sangue il coraggio della sua denuncia. Per chi che come me è nato in Calabria è doveroso ricordare le tante donne coraggiose che hanno pagato con la vita la scelta della denuncia ed io non posso dimenticare il sacrificio di  Lea Garofalo che sempre resterà nel mio cuore e spero in quello di tante persone.

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