INCONTRO CON MARCELLO SIMONI, IL PRINCIPE DEL THRILLER STORICO

RITORNA IL SEICENTO DI GIROLAMO SVAMPA, IL MONACO DETECTIVE DI MARCELLO SIMONI -

di Cristina Marra04/04/2018
Letto e recensito
Marcello Simoni Reggio Calabria. Marcello Simoni è un alchimista della narrazione che miscela la Storia, l'avventura, il giallo, il noir e la finzione dosandoli con sapienza e maestrìa per realizzare thriller storici che hanno il sapore antico di salgariana memoria e il gusto originale e nuovo di uno scrittore di talento che indaga il passato diventando autore di best seller tradotto in venti paesi.

Con "Il monastero delle ombre perdute" (Einaudi), Simoni ritorna in libreria con la serialità dedicata a Girolamo Svampa, frate dell'ordine di San Domenico e inquisitore presso la sacra congregazione. Lo Svampa acquisisce la delega di inquisitor specialis, anche detto commissarius, per indagare crimini di sospetta entità soprannaturale. Lo abbiamo conosciuto con "Il marchio dell'inquisitore" ambientato nel secolo della Controriforma, e, dopo due trilogie dedicate al Medioevo, Simoni  entra nella mente della gente del Seicento, ne veste i panni e ne interpreta il linguaggio, dando vita a personaggi unici e indimenticabili, attori di una storia nata dalla sua fantasia come il suo inconfondibile protagonista e che scava nel passato della Storia dell'Italia Barocca. La finzione si mischia alla realtà storica e se tutti i personaggi sono realmente esistiti, gli intrecci, gli inganni e la maglia narrativa thriller sono originati dalla creatività dell'autore che si riconferma maestro del genere.

Dal quartiere romano dei tipografi e i palazzi della Curia pontificia de "Il marchio dell'inquisitore", si passa a un'indagine che parte dalle catacombe di Domitilla e coinvolge i rioni romani del centro, conventi e prigioni e importanti palazzi.

Nei labirinti sotterranei delle catacombe viene ritrovato il cadavere di Ferrante Cattaneo da Leonora Baroni che nei pressi del corpo intravede anche la sagoma di una donna col volto di capra. Convocato a Roma, lo Svampa lascia la Toscana e in compagnia di Cagnolo comincia a investigare trascinando con sè il lettore nei suoi ragionamenti basati sui fatti "ovvero su eventi già accaduti, immutabili e supportati da elementi tangibili", alla cui logica e metodo ferreo d'indagine, si affiancano l'acume e la memoria infallibile di Capiferro e l'agilità e l'abilità nel duellare di Cagnolo.

Marcello, "Il monastero delle ombre perdute" è il secondo romanzo della saga di Frà Girolamo Svampa ed è ambientato nel Seicento. Che secolo è stato quello di Ferro rispetto al Medioevo? E cosa ti incuriosisce di piu di questo secolo?Monastero Marcello Simoni

La scelta del XVII secolo si collega alle suggestioni letterarie che ricevevo da ragazzino. Si è trattato per me, in sostanza, di rivisitare l'epoca di D'Artagnan e del Corsaro Nero, ma anche degli splendidi romanzi di Arturo Pérez-Reverte 8il ciclo di Alatriste, naturalmente). Il Secolo di Ferro, con le sue crisi, le sue contraddizini e il suo respiro illuministico ben si confaceva a diventare lo sfondo per una trama giallo-avventurosa ambientata nella Roma  della censura libraia e dell'Inquisizione. Ma la mia scelta poggia anche su ragioni più profonde : il Seicento, infatti, rappresenta la culla di molte delle ossessioni che popolano ancora oggi le nostre superdtizioni e il nostro folklore, a partire dalla concezione del diavolo e della strega a quella - assai più complessa- dell'alchimia.

Hai un passato da bibliotecario e nei tuoi romanzi ci sono sempre biblioteche bellissime e anche misteriose. Che rapporto hai con questi luoghi popolati di libri?

Le biblioteche sono labirinti, risponderebbe Eco. Io aggiungo che sono perfette "scenografie del crimine". Se è ai libri che affidiamo (giustamente) la nostra salvezza di individui pensanti, perchè non potrebbero diventare anche strumenti di perdizione o addirittura di morte? Il fascino che provo per questo genere di cose è talmente intenso che non ho resistito a creare persino un personaggio, padre Francesco Capiferro, che possiede una sconfinata biblioteca mentale.

Lo Svampa è un detective particolare, un commissarius, quando hai pensato a questo personaggio?

Era da tempo che lo "inseguivo" nei miei pensieri. Cercavo un personaggio di grande intelligenza e sensibilità, capace da un lato di poter affronatre avventure investigative e dall'altro di staccarsi dai "modelli" più comuni  che ci vengono proposti da decenni dalla narrativa di genere.

Frà Girolamo Svampa ha il collo marchiato a fuoco. Che rapporto ha col suo passato?

Traumatico è dir poco. Basti pensare che il semplice rivangarlo gli provoca dei dolori psico-somatici a cui l'inquisitore ha trovato un unico rimedio: il laudano.

Personaggio d'invenzione come il suo aiutante, invece gli altri sono tutti realmente esistiti, come mixi finzione e realtà?

Con molta attenzione e rispetto per ciò che è stato. Detesto la faciloneria e ancora di più la banalità. I personaggi storici che popolano i miei romanzi, come Francesco Capiferro e Margherita Basile, devono essere "vivi", quindi capaci di suscitare nel lettore un sentimento di immedesimazione, ma allo stesso tempo fedeli a ciò per cui si ricordano.  Ecco perchè il "mio" Capiferro fuma la pipa ed ha i baffi da moschettiere, ma allo stesso tempo rammenta bene d'aver emendato i testi di Copernico e di detestare il teatro.                 

Tantissimi i dialoghi che riguardano personaggi di varie estrazioni sociali della Roma seicentesca , come ti cali nel linguaggio del tempo?

Cercando di fornire , prima ancora le nozioni, il "senso" della storia, ovvero una suggestione che nasce dal suono delle parlate , dalla perifrasi, e, addirittura, dai movimenti dei miei personaggi. E' un lavoro minuzioso, a metà tra il filologico e il teatrale. L'immedesimazione e la documentazione sono il trucco di questo gioco di prestigio.

Roma, le sue strade, i palazzi del potere, i quartieri poveri e malfamati sono raccontati e descritti con una tecnica filmica. Sono i luoghi a suscitarti le storie?

Sono anche i luoghi. Le ambientazioni rappresentano la cornice el'anima delle mie storie. Ma è ai personaggi che affido i messaggi più importanti.

Capiferro può essere considerato come Watson per le sue capacità intellettive, il suo acume e la sua memoria infallibile?

Assolutamente sì. Egli però ha anche un altro ruolo fondamentale: toccare l'anima dello Svampa.

Il bravo Cagnolo invece è un body guard?

E' il personaggio a cui affido uno degli aspetti più affascinanti del Seicento: l'arte del duello. A Cagnolo spetta tirare di scherma , ma anche usare armi da fuoco, inseguire a cavallo e offendere i nemici a parolacce. Potremmo definirlo il volto popolaresco di una trama che si muove tra gli alti palazzi del Vaticano.

In questo romanzo ci sono molti personaggi femminili e soprattutto uno "si era intromessa nella piega degli eventi", Che rapporto ha Frà Girolamo Svampa con le donne?

Contraddittorio. Traumatico. Inquietante.

Nei tuoi thriller storici di Svampa con i crimini e la caccia al demonio racconti le fragilità dell'essere umano?

La fragilità del diavolo, piuttosto! E' condannato a cambiare nome e forma da millenni a causa delle nostre superstizioni. Spetterà allo Svampa porvi rimedio.

LA FRASE MEMORABILE
"SCRIVERE UN ROMANZO È COME PRENDERE IL LARGO, LEVARE L'ANCORA E AFFRONTARE ONDE CHE NON SAI DOVE TI CONDURRANNO"

Marcello Simoni
"Il monastero delle ombre perdute"
Einaudi
Euro 16,50
 

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