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		<title>LA MEGLIO ITALIA ALL’ESTERO</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 14:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alfredo</dc:creator>
				<category><![CDATA[INFORMAZIONE]]></category>

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		<description><![CDATA[Cristiano De Florentiis: in Canada per caso e per scelta Sarebbe dovuto restare a Toronto per Rai International solo per un anno, invece è rimasto per sempre. Da lì ha raccontato agli italiani molte storie. Neanche 40 anni e già un curriculum prestigioso. Come ogni avventura, anche quella di Cristiano De Florentiis in Canada inizia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cristiano De Florentiis: in Canada per caso e per scelta<br />
Sarebbe dovuto restare a Toronto per Rai International solo per un anno, invece è rimasto per sempre. Da lì ha raccontato agli italiani molte storie.</p>
<p>Neanche 40 anni e già un curriculum prestigioso. Come ogni avventura, anche quella di Cristiano De Florentiis in Canada inizia per caso. “Era il 1997, ero interessato ad una esperienza a New York. Vittorio Panchetti, allora vicedirettore di RAI International, mi disse che negli States non c’erano possibilità, ma erano scoperti in Canada. E così andai a Toronto. L’idea era quella di rientrare a Roma dopo un anno: oggi sono ancora qui e ho acquisito anche la cittadinanza canadese”.<br />
L’arrivo in un Paese straniero, per quanto giovani ed intraprendenti, è sempre un salto nel buio, ma De Florentiis, forte della passione per il suo lavoro e di certo di una non comune facilità nel farsi stimare, inizia subito a mettere in campo numerose corrispondenze per i notiziari televisivi e radiofonici della RAI. Altra dote che scopriamo in questo giornalista, la capacità di esprimere la propria riconoscenza. “A favorire il mio inserimento, la collaborazione con il Corriere Canadese, quotidiano di Toronto. Da lì cominciai a tessere una rete di rapporti tipica nel nostro lavoro, indispensabile per stare sulla notizia ed entrare in sintonia con l’ambiente”. Una volta riconosciute qualità di equilibrio e correttezza, oltre che professionali, come è accaduto a De Florentiis secondo il racconto di alcuni esponenti della comunità italiana, tutto diventa semplice.<br />
E De Florentiis non è solo un corrispondente, ma anche uomo di punta nelle relazioni tra i due paesi. Nel 2005 è Cavaliere della Repubblica proprio per il suo ruolo nella difficile concessione della licenza per trasmettere RAI International in Canada. Motivi di lavoro non gli hanno permesso di ricevere la Stella della Solidarietà dalle mani del Presidente Ciampi, ma il ricordo di quel giorno ha lasciato il segno. “Tanta emozione, orgoglio. L'onorificenza mi è stata conferita a Toronto in una cerimonia al Consolato, alla presenza degli affetti più cari, mia moglie Antonietta, mio figlio Matteo, Alisea è nata nel 2006, e la mia famiglia venuta da Roma. In quel momento ho capito che i sacrifici del distacco dall'Italia e dalla famiglia, non sono stati vani”.<br />
De Florentiis è anche giornalista per CHIN, la storica radio italo-canadese, per la quale conduce un programma settimanale. Per quanto riguarda gli eventi seguiti per la Rai cui è particolarmente legato, mette al primo posto la XVII Giornata Mondiale della Gioventù del 2002 a Toronto. “È stata l’ultima edizione alla quale ha partecipato Papa Giovanni Paolo II, e alla Messa conclusiva c’era quasi un milione di giovani che passarono la notte sotto le intemperie. E poi ho avuto il privilegio, insieme all'inviato di RAI Sport Franco Bragagna, di commentare la diretta della serata d'apertura delle Olimpiadi invernali di Vancouver”. Al suo attivo anche numerosi documentari, l’ultimo trasmesso è Québec - In viaggio tra Europa e Nuovomondo. “E’ un progetto cui tengo molto: raccontare varie regioni del mondo utilizzando come guida gli italiani che ormai fanno parte di quella società e che hanno voce in capitolo per presentarla, osservatori che, provenendo da un'altra realtà, hanno saputo coglierne gli elementi più significativi”.<br />
Cristiano De Florentiis è anche Fondatore e Presidente dell’Associazione L’Altra Italia che vanta oltre 400 soci. “Organizziamo mostre, spettacoli teatrali, convegni e rassegne di film italiani perché il linguaggio universale del cinema è lo strumento principale, a mio avviso, per favorire una comprensione della società italiana contemporanea”.<br />
<a href="http://www.globalpress.it/wp-content/uploads/2012/02/vancouver.jpg"><img src="http://www.globalpress.it/wp-content/uploads/2012/02/vancouver.jpg" alt="" title="vancouver" width="580" height="468" class="alignnone size-full wp-image-695" /></a></p>
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		<title>GLOBALPRESS RIPRENDE LE SUE PUBBLICAZIONI.</title>
		<link>http://www.globalpress.it/il-gruppo-bilderberg-ha-deciso-il-nostro-futuro/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 10:46:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alfredo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Casta & Dintorni]]></category>
		<category><![CDATA[INFORMAZIONE]]></category>

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		<description><![CDATA[IN HOME PAGE PROVE TECNICHE DI STAMPA]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IN HOME PAGE PROVE TECNICHE DI STAMPA</p>
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		<title>STOP ALLE STRAGI CAUSATE DALLE AUTOMOBILI</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 09:51:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alfredo</dc:creator>
				<category><![CDATA[INFORMAZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[Noi Tutti]]></category>

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		<description><![CDATA[Inviamo un appello sulla sicurezza stradale ai commissari del Parlamento europeo. Lo scorso anno in Italia si sono registrati meno incidenti stradali, specialmente il sabato sera, grazie ai massicci controlli della Polizia stradale. Ma il numero dei morti e quello dei feriti è sempre troppo alto. L'Europa potrebbe arginare questo massacro che, almeno per l'Italia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.globalpress.it/wp-content/uploads/2012/02/In-Cantina.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-643" title="In Cantina" src="http://www.globalpress.it/wp-content/uploads/2012/02/In-Cantina.jpg" alt="" width="800" height="600" /></a>Inviamo un appello sulla sicurezza stradale ai commissari del Parlamento europeo.</p>
<p>Lo scorso anno in Italia si sono registrati meno incidenti stradali, specialmente il sabato sera, grazie ai massicci controlli della Polizia stradale. Ma il numero dei morti e quello dei feriti è sempre troppo alto. L'Europa potrebbe arginare questo massacro che, almeno per l'Italia ogni anno è almeno una volta e mezzo superiore a tutti i morti che si sono avuti nei sei anni della guerra in Iraq.</p>
<p>Interviene su questo problema l'avv. Manrico Colazza, esperto in materia di sicurezza stradale, segretario dell'Associazione italiana familiari e vittime della strada, che in questo suo primo intervento dà alcuni suggerimenti ai legislatori europei per mirare a rendere sempre più sicure le nostre strade.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ROMA - La tematica della sicurezza stradale è assai complessa perché i fattori che determinano l’incidente hanno origini lontane. Innanzitutto è necessario fare una premessa, riguardo l'evoluzione delle automobili: l'auto è cresciuta senza considerare affatto il problema della sicurezza stradale.</p>
<p>Gli studi effettuati in tanti anni per migliorare le prestazioni dei mezzi, mai hanno avuto una contemporanea ed uguale attenzione alla sicurezza degli utenti.</p>
<p>Solo negli ultimi dieci-quindici anni  abbiamo visto un interesse delle case automobiistiche, che tuttavia è ben lontano dall’impegno profuso nella ricerca delle prestazioni dei veicoli. Il costo economico annuo dell’incidentalità è tale che il prezzo di realizzazione delle proposte appresso indicate, è di gran lunga inferiore a quello sopportato dalla società, per le morti e le invalidità conseguenti ai sinistri stradali.</p>
<p>Allo scopo è ipotizzabile un contributo dell'Unione europea alle Case eventualmente impegnate concretamente in tale opera preventiva dell’incidentalità.</p>
<p>Vengono riportate alcune proposte inviate al Settore Trasporti e al Settore Industria della UE, peraltro senza riscontro alcuno, e che concretizzano rimedi genericamente preannunciati dal progetto di relazione del 4.2.2008 denominata “Verso una mobilità più sicura, più pulita e più efficiente a livello europeo: prima relazione sull'iniziativa "automobile intelligente" (2007/2259(INI) Commissione per i trasporti e il turismo” la cui lettura riteniamo utile.</p>
<p>&lt;b&gt;a) Installazione obbligatoria della cellula di sicurezza in tutti i mezzi.&lt;/b&gt;</p>
<p>Risulta curioso il fatto che anche mezzi di notevole costo siano a tutt’oggi privi della gabbia tubolare di contenimento dell’abitacolo che viene montata per esempio sulle vetture stradali adibite alle corse. La installazione di questo tipo di intelaiatura su un mezzo del genere costa dai mille euro in su; per cui se realizzata dalla fusione del mezzo in acciaieria il costo potrebbe essere assolutamente esiguo. E’ infatti facilmente osservabile la singolarità del sistematico sbriciolamento dei mezzi coinvolti in incidenti gravi anche quando si tratta di mezzi di fascia alta. La struttura di cui parliamo consta di una vera e propria gabbia in tubi indeformabile, ovviamente in relazione alla velocità di impatto, che impedisce la rientranza dei lamierati entro l’abitacolo e che riesce anche ad evitarne lo sfondamento. Per cui i vantaggi sembrano ovvi senza bisogno di illustrazione.</p>
<p>&lt;b&gt;b) Installazione obbligatoria senza sovraprezzo, dei dispositivi atti a prevenire l’incidente o ridurre le sue conseguenze. &lt;/b&gt;</p>
<p>Alcune case hanno installato un sistema radar che impedisce il tamponamento o la collisione con altri veicoli o la fuoriuscita di strada. Altri sistemi come l’esp ed altri appaiono essere assolutamente indispensabili su ogni veicolo, specie se di fascia economica bassa, che sono i più deboli.</p>
<p>&lt;b&gt;c) Rivisitazione, omogenea in tutti i paesi UE, dei segnali stradali da intendersi “intelligenti”. Obbligo di rimozione degli ostacoli a bordo strada. Progettazione stradale idonea a consentire vie di fuga e spazi di salvataggio fin dove è possibile in virtù dell’urbanistica già sviluppata e la natura orografica dei luoghi. &lt;/b&gt;</p>
<p>Non è di oggi la discussione sui segnali stradali intelligenti, ovvero studiati in modo che funzionino secondo il flusso veicolare del momento. Si ritiene inutile il semaforo rosso o lo stop quando nessuno transita a lunga veduta; mentre è certo che proprio l’ampia visibilità e la presenza di un irragionevole stop invita all’infrazione. Sentito in tutta Europa è il problema della funzionalità della sanzione economica conseguente all’infrazione alle norme stradali. Appare comunemente sentito il fatto che spesso la elevazione della ”multa” non sia funzionale alla prevenzione dell’incidentalità, ma all’incasso delle somme da essa derivante. Questo problema non è da sottovalutare perché lo Stato deve essere credibile nelle sue finalità in favore della collettività; e deve esserlo in modo diretto e chiaro. Non è corretto che venga giustificato il "multificio" con l’assegnazione delle somme ricavate alla tematica della sicurezza stradale, perché questo concetto è di eccessiva ampiezza al punto da far rientrare in esso anche voci che solo in parte vi attengono, ma che fanno parte principalmente di altre finalità lontane dalla diretta ed immediata destinazione alla prevenzione. L’Utenza avverte, oggi come  mai prima avvenuto, la necessità della chiarezza e della qualità della spesa che lo Stato fa con il denaro da essa pagato; e il cattivo uso che ne fa, come purtroppo si ha continuamente notizia, scredita l’Amministratore pubblico e quello che fa per la collettività anche se talvolta ben fatto, con la tragica conseguenza che la violazione della norma da esso  emanata, è spesso espressione della protesta  che l’Utente effettua nei suoi confronti difendendosi dalla irragionevolezza del suo operato. Per cui la disaffezione alla cosa pubblica trova una spiegazione storica nella non infrequente non professionalità di Amministratori pubblici.</p>
<p>&lt;b&gt;d) Manufatti stradali ben diversamente idonei a contenere gli urti e gli sbandamenti. &lt;/b&gt;</p>
<p>Le osservazioni tecniche sulla efficacia di manufatti come guard rail, new jersej e simili, non trovano spazio in questi brevi appunti. Si osserva piuttosto che le masse dei veicoli pesanti  sono notevolmente cresciute, così come l’ampiezza del parco circolante cosicché sia per peso specifico ed ingombro  di un singolo mezzo pesante che per l’assommarsi delle masse di  automobili coinvolte in unico incidente, sottopongono queste barriere di contenimento a pressioni ormai lontane dal coefficiente di sicurezza necessario. Per cui pare indispensabile che la UE ridisegni l’impianto tecnico di tali barriere divenuto ampiamente insufficiente.</p>
<p>&lt;b&gt;e) Pubblicità dei veicoli indicativa della percentuale di sicurezza del mezzo. &lt;/b&gt;</p>
<p>Questo è il punto più dolente e di maggior impatto nella tematica trattata poiché la maggior parte della pubblicità che le case produttrici effettuano a larghissimo raggio, raramente e minimalmente indica i coefficienti di sicurezza dei veicoli. Il ché comprova che detto coefficiente, da calcolarsi nella media dell’intero parco veicoli compreso quello nuovo, è senz’altro molto basso, anzi certamente assente nelle fasce di segmento inferiore.</p>
<p>E incidentalmente viene spontanea l’osservazione secondo cui la sicurezza dei mezzi circolanti, viste le enormi quantità di denaro spese in pubblicità, è determinata in larga misura dalla maggiore o minore somma impiegata in questa attività anziché in interventi quali quelli sopra indicati.</p>
<p>La diffusione del coefficiente di sicurezza in misura ed impatto almeno tal quale quello delle prestazioni, comporta una seconda ed efficace conseguenza consistente nel fatto che l’attenzione dell’Utenza verrebbe avviata verso il tema della sicurezza ben più di qualunque altro messaggio tipo educazione nelle scuole e simili. Ciò in quanto la diffusione pubblicitaria è capillare, continua e pressante e vista, anche in modo subliminale, già dal neonato.</p>
<p>Per cui ci si augura che i settori competenti dell'UE sappiano affrontare la quantità delle problematiche che mirano a rivoluzionari interventi antinfortunistici necessari all’abbattimento del numero degli incidenti. Giova indicare che per esempio le Assicurazioni dovrebbero essere in prima linea nella lotta all’incidentalità, mentre invece si rileva un comodo adeguamento dei costi di assicurazione all’innalzarsi della spesa che esse affrontano in virtù del numero delle liquidazioni che effettuano, le quali peraltro sono fuori di ogni controllo da parte di chiunque.</p>
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		<title>QUANDO L’INDUSTRIA AVVELENA LA NOSTRA TAVOLA</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 16:36:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alfredo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Soldi Nostri]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli integrali, pane, cracker, pasta, sono spesso più dannosi per la nostra salute perché d’intregale non hanno niente… e costano molto di più. Ecco perché. Sotto accusa la farina 00. Tutti i nutrizionisti raccomandano di evitare alimenti raffinatio industrialmente e di preferire il prodotto integrale. La farina 00 è stato il primo prodotto industriale della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="mceTemp"><a href="http://www.globalpress.it/wp-content/uploads/2012/02/farine1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-615" title="farine" src="http://www.globalpress.it/wp-content/uploads/2012/02/farine1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Gli integrali, pane, cracker, pasta, sono spesso più dannosi per la nostra salute perché d’intregale non hanno niente… e costano molto di più. Ecco perché.</div>
<p>Sotto accusa la farina 00. Tutti i nutrizionisti raccomandano di evitare alimenti raffinatio industrialmente e di preferire il prodotto integrale. La farina 00 è stato il primo prodotto industriale della storia, come scrive Michael Pollan. Generalmente gli alimenti meno costosi sono quasi sempre quelli meno salutari e più raffinati, ossia prodotti industriali con una infinità di ingredienti incomprensibili in etichetta; ma, spesso nemmeno l’etichetta aiuta. È il caso dei prodotti etichettati come integrali e che costano più degli altri: pane, pasta, fette biscottate, crackers, prodotti da forno, biscotti e dolci. La maggior parte di essi è prodotta con farina raffinata industrialmente (la cosiddetta 00) a cui viene aggiunta una crusca devitalizzata e finemente rimacinata, ossia un residuo della lavorazione di raffinazione. Ad esempio il “falso pane integrale” che si trova in ogni supermercato, ha un colore chiaro (da farina raffinata al massimo) inframmezzato da punti scuri (la crusca riaggiunta). Mentre un autentico pane integrale ha un colore scuro e omogeneo, e un sapore incomparabile.</p>
<p>“Quel finto pane integrale è il peggio del peggio” commenta Franco Berrino, uno dei più brillanti studiosi del rapporto fra alimentazione e tumori. “È doppiamente dannoso, perché la farina raffinata, che porta a un <strong>indice glicemico più alto</strong> si aggiunge al danno della troppa crusca, che <strong>riduce l’assorbimento del ferro e del calcio</strong>. La farina 00 ha avuto successo, nonostante non sia buona e non sappia di niente, perché <strong>si conserva indefinitamente</strong>: nessuna farfallina sarebbe così stupida da andare a deporre le uova in una farina 00, non potrebbe vivere senza nutrienti. Mentre una farina integrale dopo alcuni mesi è rancida. Il grande vantaggio della farina raffinata dunque è stata la conservazione. Poi la gente si è appassionata a mangiare le cose morbidissime che quasi non bisogna masticare, e ormai pensa che un panino di quelli soffici sia un lusso! Così si trova anche il paradosso assurdo del supermercato che ti vende la farina 00 biologica! Ma come si può sciupare un grano biologico per fare una farina 00? Se mangio la farina 00 posso prendere anche quella non biologica, tanto i pesticidi rimangono nella parte integrale, cioè nel germe e nella crusca, e dunque sono eliminati col processo di raffinazione che porta alla 00”.</p>
<p>In pratica attraverso una molitura industriale e meccanizzata, ossia una macinazione con cilindri metallici a superficie ruvida che ruotano in senso opposto (l’abburattamento), si priva la farina del germe e della crusca: quindi della maggior parte dei nutrienti. Il paradosso è che poi se ne raggiungono alcuni, in modo e proporzioni arbitrarie: così in America, dopo le farine con aggiunta di <strong>vitamina B</strong>, da anni si usano quelle con aggiunta di <strong>acido folico</strong>. E oggi si ha il sospetto che tale aggiunta di acido folico aumenti <strong>i tumori dell’intestino</strong>. Poco salutare, oltre che ingannevole, è pure aggiungere la crusca per avere una falsa farina integrale, aggiunta che è però consentita dalla legge n.187 del 9 febbraio 2001: per definire un farina integrale basta che abbia un tasso di ceneri (sali minerali inceneriti) contenuto fra 1,30 e 1,70 su cento parti di sostanza secca, oltre a un tasso minimo di proteine. Dunque la legge è incurante del metodo di produzione (ovvero dell’inganno ormai consolidato), oltre che dell’indice glicemico (ovvero della nostra salute). Occorrerebbe vietare i falsi sfarinati integrali, obbligandone l’indicazione del metodo di produzione, cioè diretto e di grana grossa. Oppure basterebbe introdurre l’obbligo di indicare in etichetta l’indice glicemico (e il carico glicemico), come hanno suggerito tanti nutrizionisti, che è considerevolmente più basso nel caso di autentici prodotti integrali. Perché non si fa nulla?</p>
<p>“Produrre farina con una macinazione a pietra naturale è molto più costoso che usare i rulli di acciaio” dice Franco Marino, del Molino Marino, fra i non molti baluardi della farina italiana di qualità “con la prima si fanno 200-300 kg (dipende dai cereali) di sfarinato all’ora, mentre coi rulli si può arrivare a 4000-4500 kg. Il punto però è la qualità della farina. Oggi che è di moda il germe di grano, si scrive che una cosa è prodotta con farina di germe, quando poi anche il germe viene riaggiunto ma non più ricco di nutrienti. Non parliamo poi della pietra, cioè della farina macinata a pietra. Quale pietra? Non quella cosiddetta “naturale”, presa da una cava e su cui poi il mugnaio esercita la martellatura (detta rabbigliatura), il primo segreto del mestiere: è come affinare la lama di un coltello, in pratica la pietra ha delle scanalature che permettono l’ottimale macinazione del gramo senza che la pietra si scaldi e dunque che il cereale perda troppi nutrienti. Di pietre naturali se ne trovano ormai pochissime. La pietra più usata è quella “artificiale”, fatta per andare più veloce nella macinazione (producendo i più) e per non essere martellata. Questa pietra surriscalda la materia, privandola in parte dei nutrienti, come le vitamine idrosolubili o i minerali. Per capirci è quello che può accadere in una cattiva cottura delle verdure. Oltre al surriscaldamento, la pietra artificiale causa una spelatura del chicco non ottimale, in sostanza fa come un mixer o un tritatutto, pregiudicando la qualità delle farine che poi non assorbono giusta acqua e stentano a lievitare etc… Chiaro che tutto parte a monte con la selezione dei grani, o con la scelta di non usare additivi quale glutine o malto o enzimi. Ne parla qualcuno? All’estero le farina hanno gli ingredienti in etichetta… È inutile condannare l’industria o i rulli (che possono essere pochi o tanti), ma andrebbe fatta chiarezza fa un tipo di prodotto e l’altro”.</p>
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		<title>L’ACQUA MIGLIORE E&#8217; QUELLA DEL RUBINETTO</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 12:06:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>alfredo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Soldi Nostri]]></category>

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		<description><![CDATA[ROMA - L’acqua che esce dai nostri rubinetti è buona, se non migliore di quella venduta in bottiglia. È quanto ha stabilito Altro Consumo nella sua indagine presso gli Istituti di analisi. Gli utenti sono spesso preoccupati per i residui di piombo, ma gli analisti fanno sapere che non ce n’è motivo. Basta leggere i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.globalpress.it/wp-content/uploads/2012/02/Acqua.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-599" title="Acqua" src="http://www.globalpress.it/wp-content/uploads/2012/02/Acqua-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>ROMA - L’acqua che esce dai nostri rubinetti è buona, se non migliore di quella venduta in bottiglia. È quanto ha stabilito Altro Consumo nella sua indagine presso gli Istituti di analisi. Gli utenti sono spesso preoccupati per i residui di piombo, ma gli analisti fanno sapere che non ce n’è motivo.</p>
<p>Basta leggere i risultati delle analisi dell’acqua che arriva dalle case dei soci di Altro Consumo per concludere che c’è in effetti una cosa che manca all’acqua del sindaco: la pubblicità. Per il resto non ha nulla da invidiare a quella minerale, anche se per legge siamo obbligati a definirla con un altro aggettivo: potabile. Oligominerale, con il giusto calcio e adatta alle diete povere di sodio: queste le sue qualità in gran parte dei casi. Di slogan per farla apprezzare agli idro-scettici ce ne sarebbero a iosa, se solo gli acquedotti avessero a budget la voce marketing e pubblicità.</p>
<p>Una marea di controlli</p>
<p>E invece spesso sul loro sito non pubblicano neanche una scheda con la descrizione delle caratteristiche dell’acqua che erogano e con i risultati delle analisi chimiche e batteriologiche, che pure fanno di continuo. Tra l’altro, sono pochi i cittadini che hanno un’idea di quanto numerosi siano i controlli e che la loro frequenza è tanto maggiore quanto più grande è la popolazione servita. Per esempio, a Milano l’acquedotto ogni anno esegue circa 18 mila analisi, mentre l’Asl (cui è affidato il compito di controllare l’acqua che arriva ai cittadini) ne compie altre 3.500: una media di oltre 50 controlli al giorno. A questi si aggiungono le ispezioni sugli impianti, per verificare che funzionino correttamente e siano in buone condizioni.</p>
<p>Una questione di gusto</p>
<p>Quando l’informazione manca, purtroppo finiscono per avere la meglio i luoghi comuni e la sfiducia sulla qualità dell’acqua pubblica. Mentre a guidare la scelta di bere acqua del rubinetto, una volta appurato che è buona, deve essere solo il gusto: mi piace oppure no? Bisogna evitare che siano i dubbi sulla qualità a costringerci a caricarci in spalla casse di acqua minerale ogni volta che facciamo la spesa, a spendere ogni anno 300 euro che potremmo risparmiare e a scaricare nell’ambiente miliardi di bottiglie di plastica, i cui costi di smaltimento, molto alti, finiscono nelle nostre bollette.</p>
<p>Gli esami che sciolgono i dubbi</p>
<p>Per tutti questi motivi, due anni fa, in occasione della campagna “Bevi l’acqua di casa”, abbiamo deciso di offrire ai soci un servizio unico e personalizzato per rispondere a particolari problemi locali: la possibilità di far analizzare l’acqua che arriva nelle loro case da un laboratorio specializzato, indipendente e affidabile, a un prezzo scontato. Le analisi sono state divise in diversi pacchetti. Quello “base”, per avere un’idea generale dell’acqua, è obbligatorio. Gli altri (su parametri organici, inorganici, metalli pesanti) sono facoltativi. Chi non sa quali specifici parametri far analizzare non deve preoccuparsi. Basta marcare sul sito le affermazioni corrispondenti ai diversi problemi riscontrati nell’acqua del rubinetto, perché appaia il suggerimento su quale tipo di analisi chimico-fisiche far eseguire e il relativo prezzo. Per esempio se si spunta l’affermazione “l’acqua di casa ha un colore rosso/bruno” saranno automaticamente selezionate nel preventivo, oltre al pacchetto base, anche le analisi su ferro e manganese. Non si fa riferimento a parametri microbiologici, perché questi esami sono possibili su campioni prelevati da personale esperto, dal momento che la fase di raccolta negli appositi contenitori è particolarmente delicata e decisiva per l’esito delle analisi. Possono essere sottoposte ad analisi solo acque di acquedotto o destinate al consumo umano (quindi niente acque di pozzi o cisterne). Ricordiamo che queste analisi non hanno la pretesa di sostituirsi ai controlli effettuati dalle Asl. Se però l’esito rivela parametri fuori norma, i soci hanno nelle mani un certificato emesso da un laboratorio indipendente per chiedere spiegazioni al gestore del servizio idrico (acquedotto). Se alla vostra lettera o email non ricevete risposta, l’anomalia va segnalata all’Asl. Ovviamente, l’acquedotto non può erogare acqua con parametri fuorilegge, a meno che non siano in vigore in quella regione speciali deroghe.</p>
<p>Togliersi un peso (di piombo)</p>
<p>A tutt’oggi sono state 682 le analisi effettuate su campioni provenienti da tutte le regioni d’Italia, segno che il servizio è stato accolto con molto favore dai soci. Che hanno così voluto dare una risposta a quanti seminano sospetti, come quello sintetizzato nella frase: «L’acquedotto ti garantisce la qualità dell’acqua fino al contatore, ma chi ti dice che poi le tubazioni condominiali non rilascino sostanze pericolose?». Un argomento cavalcato, guarda caso, dai venditori di filtri domestici per l’acqua, oltre che dai marchi di acqua minerale. Perciò non c’è da stupirsi che il piombo sia il parametro più richiesto. I risultati dimostrano che si tratta di una paura infondata. Può riguardare solo edifici costruiti prima degli anni Trenta e mai ristrutturati nella rete idraulica. Il consiglio è di non richiedere l’esame di questo parametro se se non si abita in una casa d’epoca con vecchie tubazioni.</p>
<p>Un calcio ai pregiudizi</p>
<p>Anche sul calcare le idee sono molto confuse: l’opinione comune vuole che l’acqua potabile sia causa di calcoli o di problemi alla digestione perché troppo ricca di calcio. È una bufala. Le acque più dure della media non creano danni alle persone, ma agli elettrodomestici (incrostazioni). Le acque troppo dolci non danno per contro l’apporto di minerali necessario alle funzioni vitali. Motivo per cui su calcio e durezza non è previsto alcun limite di legge. Anzi, diverse acque minerali sono più dure di quanto lo sia la media delle acque potabili. È la Campania, secondo le nostre analisi, la regione in cui l’acqua è mediamente più dura, mentre le acque più dolci sono in Sardegna, Liguria e Piemonte. In quest’ultima il dato è alterato dal fatto che diversi soci, contrariamente a quanto da noi raccomandato, hanno fatto analizzare acque che hanno subìto un addolcimento domestico con dei filtri: non si tratta in definitiva di dolcezza naturale.</p>
<p>Arsenico e vecchi sospetti</p>
<p>L’arsenico è, dopo il piombo, il metallo che più preoccupa. La Commissione europea ha bocciato le vecchie deroghe, costringendo l’Italia ad attenersi alle norme che prevedono un limite massimo di 10 microgrammi per litro. Erano 128 i Comuni a cui era concesso un limite fino a cinque volte superiore, una quantità giustamente ritenuta molto rischiosa per la salute dei cittadini. Le deroghe purtroppo non sono sparite: sono state ridotte a un livello massimo di 20 microgrammi per litro e fino alla fine dell’anno appena trascorso. L’acqua «in deroga», però, non deve essere utilizzata per il consumo potabile dei neonati e dei bambini fino a tre anni (i soggetti più a rischio di conseguenze). I Comuni si stanno gradualmente adeguando con interventi di filtrazione o di diluizione dell’acqua con altre fonti a più bassa concentrazione per rispettare il nuovo limite di 10 microgrammi. Sono 16 i campioni che nelle nostre analisi lo hanno superato, tutti provenienti dal Lazio, tranne uno che arriva invece dalla Lombardia. Nessuna sorpresa, perché si tratta di Comuni inseriti nella lista delle località che hanno richiesto una deroga sull’arsenico, di cui i cittadini dovrebbero essere a conoscenza.</p>
<p>Fonte: Altro Consumo</p>
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		<title>Prova cronaca nera</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 16:04:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Global Press</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ROMA - E' iniziato alle 10,37 il Consiglio dei ministri, con circa mezz'ora di ritardo rispetto all'orario previsto. All'ordine del giorno della riunione, presieduta dal presidente del Consiglio Mario Monti, alcuni "provvedimenti in tema di concorrenza, semplificazione e mercato unico". I ministri esamineranno anche un decreto per la tutela del mare a seguito dell'incidente del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.globalpress.it/wp-content/uploads/2012/01/Desert.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-17" title="Desert" src="http://www.globalpress.it/wp-content/uploads/2012/01/Desert-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>ROMA - E' iniziato alle 10,37 il Consiglio dei ministri, con circa mezz'ora di ritardo rispetto all'orario previsto. All'ordine del giorno della riunione, presieduta dal presidente del Consiglio Mario Monti, alcuni "provvedimenti in tema di concorrenza, semplificazione e mercato unico". I ministri esamineranno anche un decreto per la tutela del mare a seguito dell'incidente del Giglio</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RESTANO LICENZE PLURIME</strong>  - Nell'ultima bozza del decreto liberalizzazioni, per quanto riguarda i taxi, restano i punti più osteggiati da parte delle auto bianche. Sono infatti previste la possibilità di più licenze in capo a uno stesso soggetto nonché quella di esercitare il servizio al di fuori dell'area per la quale le licenze sono state rilasciate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>TOLTA ESTENSIONE CLASS ACTION</strong>  - Nell'ultima bozza del decreto liberalizzazioni, che l'ANSA è in grado di anticipare, è stato cancellato l'articolo 7, che prevedeva l'estensione del campo di applicazione delle class action</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>UNBUNDLING RETE FERROVIARIA TOLTO DA TESTO</strong> - L'unbundling della rete ferroviaria (Rfi) sparisce dall'ultima bozza del decreto liberalizzazioni che l'ANSA è in grado di anticipare. Il titolo dell'art.41, che nella precedente versione era appunto 'unbundling nel trasporto ferroviario' diventa 'misure per il trasporto ferroviario'. Nel testo è stata eliminata la parte che assegnava al Governo il compito di emanare un decreto sullo scorporo dopo l'analisi in materia da parte dell'Autorità dei trasporti,esame che invece rimane anche in questa versione</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SALTA NORMA SU TRIVELLAZIONI</strong>  - Nell'ultima bozza del decreto liberalizzazioni, che l'ANSA è in grado di anticipare, è saltata la norma che, nella precedente versione, abbassava il limite delle trivellazioni in mare da 12 a 5 miglia dalle aree protette. Dal titolo del relativo articolo, il n.21, è stata tra l'altro eliminata la parola 'offshore'. E' inoltre stato completamente cancellato l'art.22, che liberalizzava sostanzialmente la ricerca di idrocarburi</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>RIUNIONE NO STOP</strong>, <strong>BREVE SPUNTINO IN CDM</strong>  - Riunione no stop a Palazzo Chigi del Cdm. Per i ministri solo uno spuntino a base di tramezzini e panini mentre prosegue l'esame dei provvedimenti sul tavolo: in particolare sulle liberalizzazioni. "Prevediamo tempi lunghi", fa sapere una fonte governativa, secondo la quale le voci di un possibile slittamento a domenica di parte dei provvedimenti al momento non sembra probabile.</p>
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		<title>prova esteri</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 15:35:38 +0000</pubDate>
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		<title>Prova 2 anteprima</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 15:32:33 +0000</pubDate>
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		<title>Prova anteprima</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 15:29:44 +0000</pubDate>
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		<title>Falcons hire Dirk Koetter as new OC</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 15:19:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dirk Koetter set for surprise role as new Atlanta Falcons Offensive Coordinator.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Completing an unusual swap of offensive coordinators, the Falcons hired Dirk Koetter from Jacksonville to replace Mike Mularkey only four days after the Jaguars introduced Mularkey as their new coach.</p>
<p>The Falcons announced the hire on Sunday.</p>
<p>Mularkey, whose Falcons offense was shut out in a 24-2 playoff loss to the New York Giants last week, was introduced as Jacksonville's coach on Wednesday. He hired former Falcons quarterbacks coach Bob Bratkowski to be his offensive coordinator.</p>
<p>The Falcons hired Koetter despite the Jaguars ranking last in the league in total offense and yards passing in 2011. Koetter's offense ranked 29th with its average of 15.2 points per game.</p>
<p>Koetter was hired as Jacksonville's offensive coordinator in 2007. He worked with Falcons coach Mike Smith for one year. Smith was the Jaguars' defensive coordinator before he became Atlanta's head coach in 2008.</p>
<p>Smith said Koetter will bring "a fresh set of ideas to our offense."</p>
<p>"He is bright, he understands the intricacies of the vertical passing game, but he also wants to be able to run the football which is very important in the NFL," Smith said. "I look forward to working with Dirk and have tremendous confidence that he will be a great addition to our team and our coaching staff."</p>
<p>Smith has emphasized a run-first philosophy with Atlanta.</p>
<p>After the Jaguars fired Jack Del Rio this season, interim coach Mel Tucker assigned Koetter the additional role of quarterbacks coach for the final five games of the season.</p>
<p>Jacksonville rookie quarterback Blaine Gabbert and Luke McCown combined for 12 touchdown passes and 15 interceptions. The Jaguars' strength was their running game. Maurice Jones-Drew led the NFL with 1,606 yards rushing.</p>
<p>The Falcons lost both coordinators after the season. The team is still looking to replace defensive coordinator Brian VanGorder, who moved back to the college ranks to head Auburn's defense.</p>
<p>Koetter, 52, was a combined 66-44 as the head coach at Boise State (1998 to 2000) and Arizona State (2001-06). On Wednesday, he met with Alabama coach Nick Saban about the Crimson Tide's offensive coordinator position.</p>
<p>With Atlanta, Koetter inherits an offense blessed with established starters such as quarterback Matt Ryan, running back Michael Turner, tight end Tony Gonzalez and receivers Roddy White and Julio Jones. With the exception of Jones, who was a breakout rookie in 2011, all those playmakers, plus fullback Ovie Mughelli, have been Pro Bowl selections.</p>
<p>Despite the wealth of talent, the offense was a disappointment as the team suffered its third straight playoff loss in its four years with Smith.</p>
<p>As part of their 2011 draft-day trade with Cleveland to move up in the first round and make Jones the No. 6 overall pick, the Falcons sent the Browns their 2012 first- and fourth-round picks.</p>
<p>That trade leaves the Falcons fewer draft picks this year to address problem areas on the offense, including on the offensive line.</p>
<p>A phone message was left seeking comment from Koetter.</p>
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