DI CHI ERA FIGLIO VITTORIO EMANUELE II?

(3) IL FUTURO RE D’ITALIA ERA FIGLIO DI UN MACELLAIO. IL NEONATO FU SOSTITUITO AL VERO PRINCIPINO MORTO NELL'INCENDIO DELLA CULLA

di Filippo Russo14/04/2018
Storia segreta d'Italia
Vittorio EmanueleROMA. Un anno dopo la sua nascita, quando ancora non era stato svezzato, Vittorio Emanuele si trasferì con la famiglia a Firenze, ove regnava suo nonno materno, il Granduca Ferdinando III di Toscana. Lì suo padre, Carlo Alberto, era stato inviato in “esilio”  e correva il rischio di perdere il diritto al trono di Sardegna.

A Firenze Vittorio ebbe un tragico incidente: prese fuoco la sua culla, la nutrice lo tirò fuori dalle fiamme, che però le assalirono la veste procurandole ustioni mortali. Fortunatamente il principino rimase illeso. Così racconta la storiografia ufficiale.

Ma negli stessi giorni un macellaio fiorentino, chiamato Tanaca, denunciò la scomparsa del figlio, coetaneo del principino. Figlio che non fu più ritrovato. Però, qualche anno dopo il Tanaca divenne improvvisamente e misteriosamente ricchissimo.

Maria Teresa, la madre di Vittorio, nelle lettere degli anni successivi si chiedeva: "ma dove vien fuori questo mio figlio, diversissimo da tutti noi, e per l’aspetto fisico e per l’indole?"

videntemente l’ingenua domanda dimostra che lei, poverina, non sapeva. Ed è logico: in quell’epoca i segreti inconfessabili erano monopolio degli uomini, come di regola il potere, la libertà sessuale, e tante altre cose… Le nobildonne pochissimo frequentavano i figli nella prima infanzia, specialmente durante il lungo periodo dell’allattamento, che poteva protrarsi fino ai due anni.

Vittorio Emanuele seppe mai la verità? Penso di no. Però l’aspetto fisico diversissimo da quello dei genitori, la freddezza di suo padre nei suoi confronti, contrapposta all’affettuosità verso il fratello minore, Ferdinando, certamente lo misero in sospetto, un dubbio che forse egli neppure ebbe il coraggio di confidare a se stesso.

Vittorio Emanuele, benché avesse vissuto i primi anni a Firenze non apprese mai l’Italiano, questo, penso, voluto dal padre, che intendeva sradicarlo dalle sue vere origini. Tale sua ignoranza gli impedirà di partecipare attivamente alla vita parlamentare, perché ai deputati era fatto obbligo di far uso esclusivo del’Italiano. Fu un bene. Il Re rispettò sempre la volontà del Parlamento e non cercò quasi mai di condizionarla.

Però gli inconfessabili dubbi spinsero il Re a due pesanti errori: continuò a dirsi II, anche dopo la proclamazione parlamentare a Re d’Italia, e guardò con odio al re delle Due Sicilie, Francesco II, che, essendo discendente diretto, per parte di madre, del re Vittorio Emanuele I, egli temeva come un possibile rivale. Per questo brigò per distruggere il regno del Sud.

Una catastrofe per l’Italia, quando sarebbe stato facilissimo, nel 1860, convincere “Franceschiello” a rinunciare alla Sicilia ed a confederarsi col regno del Nord.
Non vi sarebbe stata la catastrofe della “Guerra al brigantaggio, la colonizzazione del Sud, che ha reso eterna la “Questione Meridionale”, ancora oggi non risolta.
 

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